Home » Puglia » Aeroporti di Puglia, la Regione deve decidere. C’è anche Mundys e torna il nodo Grottaglie

Aeroporti di Puglia, la Regione deve decidere. C’è anche Mundys e torna il nodo Grottaglie

Tra gli scenari ci sarebbe, infatti, anche una possibile convergenza tra Aeroporti di Roma, controllata da «Mundys», e Aeroporti di Puglia

Aeroporti di Puglia, la Regione deve decidere. C’è anche Mundys e torna il nodo Grottaglie

Il risiko degli aeroporti italiani accelera e ridisegna gli equilibri del settore. Al Nord prende forma il progetto di integrazione tra «Sea», la società che gestisce Malpensa e Linate a Milano, e «Saga», gestore di Torino-Caselle per creare un grande polo aeroportuale del Nord-Ovest, capace di mettere in rete tre scali strategici e aumentare peso industriale, capacità d’investimento e forza contrattuale con le compagnie. Una partita che adesso arriva fino in Puglia. Tra gli scenari sul tavolo ci sarebbe, infatti, anche una possibile convergenza tra Aeroporti di Roma, controllata da «Mundys», e Aeroporti di Puglia. Non una trattativa formalizzata, almeno per ora, ma un dossier che avrebbe iniziato a muoversi e che apre una questione industriale e soprattutto politica.

Perché Aeroporti di Puglia non è una società qualsiasi. La Regione ne possiede il 99,6 per cento: Bari, Brindisi, Foggia e Taranto-Grottaglie rappresentano un patrimonio pubblico regionale. Qualunque ingresso di un colosso come «Mundys», che attraverso Adr controlla Fiumicino e Ciampino ed è presente anche nel sistema aeroportuale della Costa Azzurra, passerebbe inevitabilmente da una decisione del socio pubblico. E potrebbe cambiare radicalmente dimensioni e prospettive della rete pugliese. Il settore italiano è entrato in una stagione di consolidamento. Vale oltre tre miliardi di ricavi e circa 450 milioni di utili e nel 2026 potrebbe raggiungere 200 milioni di passeggeri. In questo scenario «Mundys» rappresenta un player di primissimo piano e l’alleanza con la Puglia porterebbe capitali freschi, garantirebbe l’ingresso nelle reti internazionali e maggiore capacità negoziale con le compagnie.

Ma porrebbe anche interrogativi non da poco: chi comanderebbe? Quale quota resterebbe pubblica? Quali garanzie verrebbero imposte sugli investimenti? E soprattutto quale futuro sarebbe assicurato agli scali minori? Domande che chiamano direttamente in causa il governo regionale ed il presidente Antonio Decaro. Il quale al momento, fa sapere, ha preso qualche giorno di vacanza. Tanto più perché AdP è un gioiello di famiglia della regione. Nel 2025 la società ha movimentato circa 11,5 milioni di passeggeri, con Bari vicino agli otto milioni, mentre il contratto di programma con Enac prevede oltre 218 milioni di investimenti. Numeri che fanno della società regionale un asset molto appetibile dello scacchiere nazionale. L’operazione, però, si inserisce nella delicata vicenda di Grottaglie ad oggi tutta da scrivere. Lo scalo ionico appartiene alla stessa rete aeroportuale, ma resta appeso alla promessa di aprire l’Arlotta al traffico passeggeri. Con una novità delle ultime ore giunta dal ministero delle Infrastrutture. La procedura per la «continuità territoriale» – filtra da Roma – è ancora aperta, non è stata bocciata, archiviata né tantomeno abbandonata.

ùIl MIT ha precisato di essere in attesa dalla Regione Puglia di ulteriori elementi integrativi necessari per avviare il negoziato con la Commissione europea. Un passaggio sul quale interviene il deputato di Fratelli d’Italia, Dario Iaia: «Il Governo c’è, il MIT c’è, la procedura è aperta. Ora la Regione Puglia dimostri con i fatti di voler davvero puntare sull’aeroporto di Taranto-Grottaglie». Iaia sollecita la Regione a trasmettere immediatamente la documentazione richiesta, ma apre anche un secondo fronte: per far decollare collegamenti da Grottaglie non sarebbe indispensabile attendere la conclusione dell’iter sugli Oneri di servizio pubblico (quelli che presuppongono un finanziamento statale). Il precedente è Foggia. La Regione ha già scucito dal suo portafoglio l’attivazione e il potenziamento dei collegamenti del Gino Lisa e, secondo Iaia, potrebbe fare altrettanto sullo scalo ionico. «Non servono più annunci. Servono scelte», è l’affondo del parlamentare. Ed è questo il nodo che rende il dossier Mundys ancora più politico.

Se davvero il sistema aeroportuale pugliese entrerà nel grande processo di aggregazione nazionale, la Regione dovrà decidere prima quale rete vuole portare al tavolo del potenziale socio privato. Non soltanto le locomotive Bari e Brindisi, ma anche Foggia e soprattutto Grottaglie. Il rischio è altrimenti quello di discutere domani di quote societarie, capitali e governance senza avere stabilito oggi la configurazione dei quattro scali pugliesi. Prima ancora di decidere se aprire la porta a Mundys, Decaro dovrà definire in via definitiva l’assetto aeroportuale della Puglia.