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Il corridoio strategico dell’Adriatico per l’Ue: il caso emblematico dell’adesione albanese

Ottenuto lo status di paese candidato nel 2014, Tirana ha visto il proprio percorso ostaggio di veti incrociati e del legame con la Macedonia del Nord

Il corridoio strategico dell’Adriatico per l’Ue: il caso emblematico dell’adesione albanese

L’Adriatico sta tornando protagonista della geopolitica continentale. Da mare di confine tra Est e Ovest durante la Guerra Fredda, questo braccio del Mediterraneo si sta trasformando in un corridoio strategico che collega l’Europa centrale ai Balcani occidentali, con importanti risvolti per il processo di allargamento della Ue.

Il caso più emblematico è quello dell’Albania. Ottenuto lo status di paese candidato nel 2014, Tirana ha visto per anni il proprio percorso ostaggio di veti incrociati e del legame con la Macedonia del Nord. La svolta è arrivata nel luglio 2022, con l’apertura dei negoziati formali di adesione, poi progressivamente sganciati dal cammino di Skopje. Da allora l’Albania ha accelerato con decisione. Il Paese ha fatto dell’integrazione europea la propria bandiera politica, aprendo diversi cluster negoziali e presentandosi come l’allievo modello dei Balcani occidentali. L’ambizione dichiarata è concludere i negoziati entro il 2027 ed entrare nell’Unione entro il 2030 (un candidato ottimistico, ma che mostra l’ambizione). Restano nodi significativi – corruzione, indipendenza della magistratura, criminalità organizzata – ma il vento è cambiato.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Bruxelles considera l’allargamento non più solo una questione tecnica, bensì un imperativo geopolitico per stabilizzare il proprio vicinato ed evitare vuoti riempiti da altri attori globali.

Parallelamente cresce l’influenza della Three Seas Initiative (Iniziativa dei Tre Mari), lanciata nel 2015 e promossa in particolare da Polonia e Croazia. Riunisce paesi dell’UE situati tra il Mar Baltico, l’Adriatico e il Mar Nero, con l’obiettivo di rafforzare infrastrutture, energia e digitale lungo l’asse Nord-Sud, storicamente trascurato. Per l’Adriatico significa nuovi corridoi di trasporto, terminali per il gas naturale liquefatto e interconnessioni energetiche che riducono la dipendenza da fonti russe. Sebbene riunisca formalmente solo Stati membri, il suo raggio d’azione tocca da vicino i Balcani, che guardano con interesse a un possibile coinvolgimento come partner. È però il Corridoio VIII l’infrastruttura che meglio incarna questa nuova centralità. Si tratta di un asse multimodale di circa 960 chilometri di rete stradale e 1.270-1.300 chilometri di linee ferroviarie, che collega il Mar Adriatico al Mar Nero partendo dai porti pugliesi di Bari e Brindisi, con traghetto verso l’Albania e, attraverso Durazzo e Valona, risale verso Tirana, entra in Macedonia del Nord passando per Skopje, attraversa la Bulgaria e termina ai porti di Varna e Burgas.

La posta è anche geopolitica: dietro il progetto si celano interessi di Ue, Nato, Cina e Russia, con il Corridoio X sostenuto da Pechino, in risalita dal Pireo, come alternativa concorrente.