Un’inchiesta giudiziaria in corso, un provvedimento regionale di chiusura e, nel mezzo, anziani, famiglie e operatori lasciati in una condizione di profonda incertezza. È il quadro che emerge dalla vicenda della rsa “Casa Caterina” di Adelfia, finita sotto la lente della Procura di Bari che ha iscritto sette persone nel registro degli indagati, ipotizzando tra l’altro i reati di maltrattamento e abbandono.
Negli ultimi giorni i carabinieri del Nas e la Guardia di finanza hanno eseguito perquisizioni e sequestri, anche nelle abitazioni di alcuni indagati, mentre la Regione ha disposto la chiusura della struttura per presunte carenze nei requisiti minimi. Nel provvedimento si fa riferimento anche a situazioni gravi, tra cui ospiti senza adeguata assistenza e carenze nella somministrazione dei pasti.
Eppure, varcando la soglia della struttura in una domenica mattina apparentemente tranquilla, il clima restituisce un’immagine meno netta di quella descritta dagli atti. Gli ospiti appaiono sereni, assistiti da un personale ridotto all’osso ma ancora presente, mentre i familiari oscillano tra paura e incredulità: da una parte le notizie allarmanti, dall’altra una quotidianità che, seppur fragile, non sembra collassata.
A rendere ancora più delicata la situazione sono le dimissioni del coordinatore sanitario, il ginecologo in pensione Giancarlo Tarì, che ha formalizzato il suo passo indietro pur restando vicino alla struttura per senso di responsabilità.
«Nessun maltrattamento», avrebbe ribadito, parlando piuttosto di un sistema rimasto senza supporto istituzionale. Tarì non risulta tra gli indagati, ma ha scelto di non sostenere da solo il peso di una gestione ormai travolta dagli eventi. Intanto, il nuovo amministratore, Gianni Melaccio, è al lavoro per affrontare l’emergenza anche sul piano legale ed economico. È già stato individuato un legale per impugnare il provvedimento regionale di chiusura, nel tentativo di ottenere una revisione o almeno una gestione più graduale della vicenda.
Tra i dipendenti rimasti, molti dei quali senza certezze economiche, cresce il senso di abbandono: alcuni continuano a prestare servizio anche fuori turno, pur di garantire assistenza agli anziani. Spunta, anche, una difesa inaspettata dell’ex direttore Antonio Novielli, descritto da più voci interne come una figura dedita al benessere degli ospiti. Versioni che si scontrano con il contenuto delle indagini e che rendono ancora più complesso delineare un quadro definitivo.










