L’ex consigliere regionale Fabiano Amati finisce a giudizio con l’accusa di diffamazione aggravata ai danni dell’imprenditore Luigi Botrugno, titolare dell’attività legata ai prodotti «NuovOlivo», sviluppati per il trattamento preventivo degli ulivi colpiti dalla xylella fastidiosa. La procura della Repubblica di Bari, con decreto firmato dal pubblico ministero Lanfranco Marazia, ha disposto la citazione diretta a giudizio davanti al tribunale monocratico del capoluogo pugliese. L’udienza di comparizione predibattimentale è stata fissata per il 20 gennaio 2027.
I fatti
Secondo l’impianto accusatorio, Amati avrebbe offeso la reputazione professionale dell’imprenditore attraverso una serie di dichiarazioni pubbliche, diffuse tra il 2021 e il 2022 mediante interviste, post sui social network, messaggi WhatsApp e articoli pubblicati sul proprio sito internet personale. Al centro della vicenda ci sono le espressioni utilizzate dal consigliere regionale nei confronti dei prodotti «NuovOlivo», definiti in più occasioni «truffe», «false cure» e «raggiri» riferiti alla battaglia contro la xylella. Nel decreto di citazione vengono richiamate, tra le altre, alcune frasi attribuite ad Amati. In un’intervista rilasciata ad un giornale locale il 21 gennaio 2022, avrebbe parlato di «raggiro per evocare indirettamente una fantomatica cura dalla Xylella».
In un post Facebook avrebbe invece scritto «Era una truffa», mentre in un messaggio diffuso su WhatsApp si legge: «Xylella, false cure. Amati: incubo già visto e pure con logo del Comune di Lecce e Università di Bari. Fermiamoli, si tratta di truffe». Analoga espressione sarebbe stata pubblicata anche sul sito personale del consigliere regionale. La procura evidenzia inoltre che, durante un’audizione del 14 ottobre 2021 davanti alla IV Commissione consiliare permanente della Regione Puglia, il dirigente dell’Osservatorio fitosanitario Salvatore Infantino avrebbe riconosciuto ai prodotti «NuovOlivo» la capacità di «fortificare le piante non ancora compromesse rendendole più robuste», pur senza attribuire loro efficacia curativa contro il batterio.
Proprio questo passaggio viene richiamato dagli inquirenti per sostenere che non vi sarebbe stata alcuna conferma della natura «truffaldina» dei prodotti commercializzati dall’imprenditore.
La querela era stata presentata da Luigi Botrugno il 12 ottobre 2021, con successive integrazioni. L’imprenditore, originario di Tortona ma operativo nel Salento, da anni è noto per la promozione di soluzioni alternative e sperimentali contro la diffusione della xylella, tema che ha generato polemiche nel mondo politico, scientifico e mediatico.
All’Edicola Amati dichiara lapidario: «Esiste una cura per la Xylella? Botrugno dice di sì, io dico che è falso».
