A 82 anni, si ritrova a dover spiegare che valore abbia, per la destra, la Festa della Liberazione. «D’altronde, io l’ho dimostrato in 60 anni di vita politica». Vita trascorsa in gran parte nel Movimento sociale italiano, per molti ritenuto erede del fascismo e il cui simbolo proprio lei si è tatuata, qualche giorno, fa sul polso. «Ma l’Msi ha accettato da sempre le regole della democrazia». A parlare è la sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, che sul valore della festività nazionale non ha dubbi: «È quello della pacificazione nazionale».
Sindaca, a destra c’è qualcuno ancora restio a celebrare il 25 aprile?
«Sono anni che diciamo che il 25 aprile dovrebbe essere il giorno della pacificazione nazionale, come accade per il 2 Giugno. È stancante e retorico ribadire, dopo 80 anni, cosa ne pensiamo. È una giornata che va ricordata, celebrata, ci sono persone che hanno combattuto da partigiani, altri che hanno resistito. Ma oggi siamo nel Terzo Millennio. Pensiamo invece che c’è chi vuole imporre sistemi dittatoriali in altre zone del mondo. Mi pare che a queste latitudini noi tutti abbiamo accettato le regole democratiche, fin dall’inizio dell’era repubblicana».
Si riferisce all’Msi? Eppure, c’è chi ancora oggi lo riconduce, nelle idee e nei metodi, al Ventennio.
«Da quando ho frequentato io l’Msi, cioè dal 1967, non ho mai sentito dire da nessuno che si voleva ripristinare un regime di stampo fascista. Anzi. Si è presentato regolarmente alle elezioni, ha accettato la Repubblica, la democrazia, siamo stati regolarmente eletti. Non c’era niente di sovversivo. Cos’altro dovevamo fare?»
Lei si è tatuata il simbolo di quel partito, attirando polemiche. Cosa risponde?
«È la reazione naturale di chi ha una concezione ristretta della democrazia e della libertà personale, principi ribaditi da quella Costituzione che chi mi critica dice di difendere. Io ho solo voluto ricordare quello che è stato l’inizio della mia vita politica. Se D’Alema decidesse di farsi tatuare il simbolo del Pci, chi gli ricorderebbe che quel partito ha avuto legami con la sanguinaria Russia di Stalin? Perché, in quel caso, basta ricordare che il Pci accettò la democrazia repubblicana? Eppure i legami erano quelli: Togliatti stava più in Russia che in Italia».
Ritiene ci sia un pericolo fascismo oggi?
«Non mi pare che in Italia ci siano aspiranti duci. Se qualcuno a sinistra lo pensa, ce lo comunichi: provvederemo a tenerci alla larga. Dispiace dover constatare, invece, che il tema dell’antifascismo, soprattutto prima delle elezioni, sia diventato artatamente divisivo. Basti pensare a quanto accaduto durante il referendum, in cui non si poteva cantare «Sì» alla fine dell’inno nazionale. È stato ridicolo e offensivo. Le censure dell’antifascismo mi spaventano di più».










