Chiamare le cose con il loro nome, spazzare via ogni residuo di ambiguità lessicale e scardinare l’illusione paternalistica che le donne debbano essere “protette” da una controparte maschile anziché essere semplicemente libere e rispettate. È un messaggio durissimo, intriso di sdegno e di impegno politico-civile, quello affidato ai social dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, nel giorno delle esequie di Lorena Isceri, la 45enne salentina scaraventata dal viadotto dell’A1 dal suo ex compagno.
«Ieri ho parlato con Franco Isceri, il papà di Lorena, la nostra giovane conterranea morta ammazzata per mano di un uomo – esordisce Decaro –. Sì, ammazzata per mano di un uomo. Va detto chiaramente. In questo strano mondo c’è sempre qualcuno che prova ad attenuare, a modificare o a stravolgere la realtà. Noi invece abbiamo il dovere morale, prima di tutto, di usare parole inequivocabili: non basterà a rendere giustizia alle vittime e ai loro familiari, ma resta il primo, ineludibile passo».
Il governatore ha ripercorso la telefonata avuta con il 78enne: «Di fronte al dolore più insopportabile di questo mondo, le formule di conforto non esistono. Lo strazio della sua voce mi resterà scolpito dentro per sempre. Ma custodirò soprattutto la straordinaria dignità di un uomo che, nel pieno di una sofferenza devastante, ha saputo guardare avanti e chiedere a tutti noi – come maschi, cittadini e rappresentanti dello Stato – di non arretrare di un solo millimetro nella lotta contro la violenza di genere».
Da qui la presa di posizione contro ogni tentativo di vittimizzazione secondaria o attenuazione del crimine: «Non esistono ragioni al mondo per ammazzare: l’amore e la violenza sono concetti tra loro inconciliabili. Nessuna provocazione, nessuna mancata denuncia e nessun tradimento potrà mai giustificare, o anche solo motivare, un femminicidio». Per sradicare questa dinamica alla radice, il presidente della Regione rilancia con forza la necessità di un cambio di passo nei programmi didattici: «Dobbiamo pretendere che nelle case e soprattutto nelle classi, fin dai primi anni d’età, si insegni cosa significa amare, esattamente come si fa con la lingua inglese. Mi batterò per questo: pretendo che nelle scuole pugliesi e nazionali l’educazione all’affettività e alla sessualità diventi materia strutturale».
Decaro riserva infine parole inequivocabili alle derive ideologiche del dibattito pubblico: «C’è ancora chi vaneggia sostenendo che il problema si risolva formando “uomini forti” pronti a farsi carico di “donne fragili”. È la fallace visione secondo cui la sicurezza e la felicità di una donna debbano dipendere dall’uomo, quasi ne fosse una pertinenza o una proprietà. Niente di più sbagliato e pericoloso: il dovere di uno Stato moderno è crescere donne pienamente libere, e formare uomini capaci di rispettare e amare quella medesima libertà. Anche e soprattutto quando un amore finisce».
«Oggi la Puglia si raccoglie nel silenzio per Lorena nella sua Squinzano – conclude Decaro –. Da questa terra ferita rivolgiamo un appello corale al Parlamento, alle istituzioni e al tessuto associativo: lavoriamo insieme per costruire un Paese che impari, finalmente, ad amare davvero».
