Mercoledì 09 Settembre 2026 ☀️ 29°C
Home » Lecce » L’addio a Lorena Isceri, Squinzano si stringe attorno alla bara bianca: chiesa gremita per l’ultimo saluto

L’addio a Lorena Isceri, Squinzano si stringe attorno alla bara bianca: chiesa gremita per l’ultimo saluto

Accanto al presidente della Provincia di Lecce, una quarantina di sindaci con la fascia tricolore si sono schierati ai lati della navata centrale in segno di lutto istituzionale, stringendosi attorno ai genitori e al fratello della donna, raccolti nel dolore dinanzi al feretro bianco coperto di fiori ai piedi dell’altare

L’addio a Lorena Isceri, Squinzano si stringe attorno alla bara bianca: chiesa gremita per l’ultimo saluto
(foto Ansa)

Un silenzio carico di commozione, centinaia di occhi lucidi e una comunità intera che ha scelto di fare scudo attorno a una famiglia annientata dalla violenza. La chiesa parrocchiale Maria Regina e l’intero sagrato antistante – dove è stato allestito un maxischermo per consentire la partecipazione della folla rimasta all’esterno – si sono rivelati troppo piccoli per accogliere le migliaia di persone accorse questo pomeriggio a Squinzano per l’ultimo saluto a Lorena Isceri, la 45enne rapita e assassinata nei giorni scorsi dall’ex compagno lungo il viadotto dell’autostrada A1 in Toscana.

A testimoniare la vicinanza corale del territorio salentino, accanto al presidente della Provincia di Lecce, una quarantina di sindaci con la fascia tricolore si sono schierati ai lati della navata centrale in segno di lutto istituzionale, stringendosi attorno ai genitori – tra cui il padre Franco – e al fratello della donna, raccolti nel dolore dinanzi al feretro bianco coperto di fiori ai piedi dell’altare.

L’omelia

Nel corso della sua accorata omelia, il parroco don Vanni Bisconti ha trasformato il pulpito in un presidio di educazione civile ed etica, pronunciando parole nette e prive di retorica sul significato autentico delle relazioni affettive: «C’è una differenza abissale tra l’amore e il possesso, tra l’amore e il controllo, tra l’amore e la gelosia, la pretesa o l’arrogarsi il diritto di decidere della vita altrui – ha scandito il sacerdote –. Dobbiamo ripeterlo con chiarezza estrema, soprattutto alle nuove generazioni: se una persona ti dice “no”, quel diniego va rispettato. Se decide di interrompere un percorso insieme non ti sta sottraendo qualcosa di tuo, perché l’altro non ci appartiene, non è una nostra proprietà, non è un oggetto su cui imporre la nostra volontà».

Il parroco ha quindi invitato la collettività a rifuggire dalle facili semplificazioni consolatorie: «Quello che è accaduto non possiamo liquidarlo sbrigativamente come il gesto isolato di un folle. Chi toglie la vita se ne assume per intero la terribile responsabilità dinanzi alla legge e alla coscienza, ma noi tutti – come società, adulti, famiglie, scuola, mondo della comunicazione e Chiesa – dobbiamo avere il coraggio di guardarci allo specchio e domandarci quale modello affettivo stiamo trasmettendo ai nostri ragazzi. Non possiamo fingere di non vedere che continuano a circolare messaggi tossici in cui affetto, controllo morboso, gelosia e dipendenza vengono pericolosamente confusi. Quando questi schemi attecchiscono e diventano cultura dominante, generano lacerazioni devastanti».

Infine, don Bisconti si è rivolto direttamente ai familiari e alla memoria di Lorena, offrendo l’abbraccio dell’intera cittadinanza: «La prima cosa che possiamo fare è essere qui, fisicamente presenti. Non solo per affetto verso Lorena, ma per farci carico, per quanto possibile, di una porzione dello strazio che grava sulle spalle di una madre, di un padre e di un fratello. Essere comunità significa esattamente questo: non pretendere di avere risposte magiche, ma non scappare di fronte al dolore degli altri».

«Quando la morte colpisce una vita giovane, ricca di sogni e progetti, l’assurdo sembra prevalere – ha concluso il parroco –. Ma la nostra fede ci assicura che tu, Lorena, non svanisci nel nulla. La violenza cieca degli uomini ha brutalmente spezzato i tuoi giorni terreni, ma non avrà l’ultima parola sulla tua esistenza: l’ultima parola appartiene solo alla Vita».