Nessun intento celebrativo ma solo «rappresentazione» della realtà. Dopo le polemiche per il tatuaggio sull’assalto al portavalori avvenuto sulla strada statale 613, le cui foto sono state diffuse dal Tattoo Fest di Lecce in una grafica in cui erano riportati anche i loghi della Regione Puglia, il tatuatore che lo ha realizzato prova a spiegarne il senso.
In un lungo post pubblicato sui social, chiarisce che «questo lavoro non è, e non vuole essere in alcun modo, un’esaltazione della criminalità, né tantomeno un messaggio a favore di realtà che condanno profondamente come persona, prima ancora che come artista».
Il tatuatore sottolinea, quindi, che «il mio intento è stato esclusivamente artistico. Da sempre – scrive – l’arte osserva, racconta e interpreta la realtà che ci circonda, anche quando è scomoda, dura o controversa. La cronaca, nel bene e nel male, fa parte del nostro tempo, e spesso diventa materia di espressione visiva, proprio per stimolare una riflessione. Il tatuaggio, come qualsiasi altra forma d’arte, non è solo decorazione: è narrazione, è linguaggio, è interpretazione del presente».
Pur comprendendo che «il tema possa aver colpito la sensibilità di qualcuno», il tatutatore sottolinea che «credo sia importante distinguere tra rappresentazione e celebrazione: raccontare un fatto non significa condividerlo o giustificarlo. Il mio lavoro – chiarisce – nasce da studio, tecnica e ricerca artistica, non da ideologie o intenti provocatori fini a sé stessi». E conclude: «L’arte deve poter far riflettere, anche quando mette a disagio».










