Condanna a due anni di reclusione, con pena sospesa, per Andrea Guido, assessore al Welfare del Comune di Lecce, accusato di corruzione aggravata dal metodo mafioso nell’ambito del processo al tribunale di Napoli sul clan Moccia, nato dall’inchiesta sui presunti rapporti tra esponenti della camorra e soggetti operanti tra Campania e Puglia.
L’accusa aveva chiesto una pena di sei anni per Guido, per cui è stata esclusa l’aggravante del favoreggiamento di una organizzazione mafiosa. I giudici hanno disposto anche l’interdizione dai pubblici uffici per un anno che, sulla base della legge Severino, porta alla sospensione dall’incarico.
Secondo l’ipotesi accusatoria, nel 2017, quando era assessore all’Ambiente della giunta di Paolo Perrone, Guido avrebbe ricevuto una somma di 2.500 euro come anticipo di 5mila, da soggetti ritenuti vicini al clan Moccia in cambio di un suo interessamento per favorire l’aggiudicazione dell’appalto per il servizio di raccolta dell’olio alimentare esausto nel capoluogo salentino e nei comuni del consorzio Aro 1.
L’assessore finì agli arresti domiciliari nell’aprile del 2022 e tornò in libertà dopo ben 139 giorni. «Rispetto le sentenze e continuerò a difendere la mia innocenza. Mi dispiace dover interrompere il lavoro avviato per la mia città», dice Guido.
