La Puglia resta ultima in Italia per le liste d’attesa, ma la fotografia aggiornata al settembre 2026 è migliore di quella di un anno fa. È questo il dato che emerge dal confronto tra il rapporto Agenas diffuso ieri e le tabelle della Piattaforma nazionale. Numeri che ridimensionano, almeno in parte, la bocciatura del sistema sanitario pugliese e alimentano lo scontro tra maggioranza e opposizione. Il punto di partenza è il 2025, quando appena il 53,5% delle prime visite specialistiche veniva garantito nei tempi previsti. Nei primi nove mesi del 2026 la percentuale sale al 55,3%. Miglioramento più consistente per gli esami diagnostici, dal 59,8 al 63,4%. Progressi ancora insufficienti rispetto alle medie nazionali, rispettivamente del 78,6 e dell’85%, ma che indicano un’inversione di tendenza.
La situazione
A fare la differenza sono soprattutto le prestazioni più urgenti. Le prime visite da garantire entro tre giorni passano dal 43,7 al 53,8%, guadagnando oltre dieci punti. Quelle brevi, entro dieci giorni, salgono dal 40,5 al 46,9%. Ancora più marcato il recupero degli esami urgenti, dal 43,7 al 54,3%, mentre quelli brevi raggiungono il 50,7%, contro il 44,7% del 2025. Migliorano anche le visite differite, dal 40,3 al 43%. Unica nota negativa le visite programmate entro 120 giorni, in calo dal 65,8 al 64,1%. È su questa doppia lettura che si consuma lo scontro politico. Il centrodestra, con Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, punta il dito contro l’ultimo posto nazionale, denunciando ritardi e disagi ancora insostenibili per i pazienti. La maggioranza replica rivendicando proprio i progressi certificati da Agenas.
I capigruppo Stefano Minerva, Maria La Ghezza, Ruggiero Passero e Felice Spaccavento ricordano inoltre le 157mila prestazioni recuperate nella prima fase del piano straordinario, un risultato che il monitoraggio nazionale non misura direttamente. Il nodo, dunque, non è soltanto la posizione in classifica, ma la velocità del recupero. Perché se la Puglia ha iniziato a ridurre i ritardi, resta ancora lontana dagli standard nazionali. E soprattutto continua a non garantire nei tempi previsti quasi una prima visita su due. Il miglioramento c’è, ma l’emergenza non è finita.
