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Cortocircuito ministeriale sulla presidenza al Parco del Gargano, ora spunta un quarto nome

Entro il 6 novembre bisogna dare corso alla sentenza del Tar ma da Roma provano ancora a contrastare la nomina di D’Errico

Cortocircuito ministeriale sulla presidenza al Parco del Gargano, ora spunta un quarto nome
La sede del Parco del Gargano

Sulla presidenza del Parco del Gargano, il pasticciaccio di via Colombo a Roma, sede del ministero dell’Ambiente, si arricchisce di un altro capitolo che rende ancora più significativa una farsa istituzionale, nata solo per salvare gli equilibri politici interni a Forza Italia, dove si consuma da settembre 2025 una battaglia, anche legale, tra Raffaele Di Mauro, già segretario di Forza Italia in Capitanata, e ora commissario in prorogatio dell’ente e Vincenzo D’Errico, forzista della prima ora sul Gargano, e designato alla guida del Parco in accordo con la Regione.
Di Mauro può contare sull’appoggio del segretario regionale Mauro D’Attis, ma anche di molti esponenti locali di Fratelli d’Italia, interessati alla sua nomina che permetterebbe di aprire un valzer di avvicendamenti in Consiglio comunale a Foggia.

Insomma, un pasticciaccio all’italiana, dove il ministero dell’Ambiente pare recitare in una favola di Andreev nella parte di quello che prende sempre gli schiaffi, ma incurante continua a porgere l’altra guancia, collezionando figuracce istituzionali e rimborsi di spese legali.

La decisione

L’ultimo schiaffo arriva dal Consiglio di Stato che, in pratica, rigetta il ricorso ministeriale contro la sentenza del Tar e intima di dare corso al dispositivo entro il 6 novembre, secondo quanto prevede la norma che, però, in viale Colombo non vogliono applicare, tanto da tentare un’ultima disperata carta: la sostituzione del nome di D’Errico, per presunti conflitti d’interesse, con quello dell’architetto foggiano Nazareno Gabrielli, pur di non dare corso alla nomina concordata con la Regione. «La mia designazione è scaturita da un’intesa istituzionale ‘forte’ tra il Ministero e la Regione Puglia, un accordo di assoluto rilievo costituzionale che non può essere calpestato, aggirato o svilito» afferma D’Errico, assistito dagli avvocati Alberto Clarizio e Anna Del Giudice, che aggiunge: «Il Ministero ha cercato di costruire motivazioni posticce per giustificare un ritardo inaccettabile, nascondendo la vera natura meramente politica dello stop, a discapito delle prerogative del nostro territorio».

Vero è che la politica conosce ragioni che la ragione non conosce, ma sulla presidenza del Parco è tutto così irragionevole.