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Femminicidio sull’A1, il dolore e la rabbia del padre di Lorena Isceri: «Spero sia l’ultima vittima»

«Di queste tragedie il popolo italiano ne ha le tasche piene. Non si può più andare avanti così: continuano a morire donne innocenti. Ormai è tardi per Lorena, ma voi fate presto»

Femminicidio sull’A1, il dolore e la rabbia del padre di Lorena Isceri: «Spero sia l’ultima vittima»
Franco Isceri, nel riquadro sua figlia Lorena

«Penso che il mio messaggio l’abbiano compreso e che ora le istituzioni si impegnino davvero al massimo, perché di queste tragedie il popolo italiano ne ha le tasche piene. Non si può più andare avanti così: continuano a morire donne innocenti. Ormai è tardi per Lorena, ma voi fate presto». È un grido lucido, intriso di strazio e determinazione, quello di Franco Isceri, padre di Lorena, la 45enne rapita giovedì scorso dall’ex compagno Federico Vella e assassinata dopo essere stata gettata nel vuoto da un viadotto dell’autostrada A1 a Barberino del Mugello.

Intervenuto ai microfoni della trasmissione Dentro la notizia, condotta da Gianluigi Nuzzi su Canale 5, l’uomo – le cui parole avevano già sollecitato nelle scorse ore una presa di posizione pubblica della presidente del Consiglio Giorgia Meloni – è tornato a incalzare le forze parlamentari affinché superino ogni barriera ideologica nella lotta alla violenza di genere: «Quanto vorrei vedere finalmente una legge votata all’unanimità da tutta la politica per difendere le donne in modo concreto ed efficace».

«Quel mascalzone non ci ha dato tempo»

Il 78enne ha poi ripercorso con amarezza i timori covati nei confronti dell’omicida prima che si consumasse il dramma: «Non l’ho mai conosciuto di persona, ma a 78 anni, con i capelli bianchi e l’esperienza di una vita intera, un po’ di paura la sentivo dentro. Altrimenti non avrei insistito così tanto con Lorena dicendole in continuazione di denunciarlo. Lei però era una ragazza d’animo buono, non voleva rovinarlo, ripeteva sempre di non volerlo distruggere. Quel mascalzone non ci ha dato tempo».

«Il mio augurio più grande è che mia figlia sia davvero l’ultima vittima di questa catena di sangue», ha concluso Franco Isceri, rivolgendo un monito accorato a tutte le donne che si trovano intrappolate in relazioni tossiche o minacciose: «Mi raccomando, non fate come Lorena, non cercate di giustificare o proteggere chi vi fa del male. La primissima cosa da fare è denunciare; ma lo Stato deve fare la sua parte: dopo la denuncia, queste donne vanno protette per davvero».