«Aveva paura, infatti era scesa giù da noi in Puglia proprio perché aveva troppa paura di lui». È un racconto straziante, carico di dolore e di rimpianti, quello della madre di Lorena Isceri, la 45enne tragicamente assassinata ieri dal suo ex compagno lungo il tratto toscano dell’autostrada A1 al termine di un drammatico sequestro.
Raggiunta Firenze insieme ad alcuni parenti per le formalità di rito, la donna ha ripercorso le ultime ore di vita della figlia, con cui i contatti si erano interrotti prima che la situazione precipitasse nel sangue. Nessuna richiesta d’aiuto era giunta sul suo telefono mentre la vittima si trovava in balia del 36enne: «L’ho sentita l’ultima volta ieri mattina, attorno alle dieci e mezza. Mi era sembrata tranquilla», ha ricordato tra le lacrime.
Una quiete apparente che nascondeva un clima di costante terrore vissuto da Lorena dopo la fine di una relazione che l’uomo non voleva accettare. Un’angoscia talmente insostenibile da spingerla, nei mesi scorsi, a rifugiarsi temporaneamente nella propria terra d’origine (Squinzano) per allontanarsi dalle pressioni dell’ex partner.
A chi le domandava perché la 45enne non avesse formalizzato una querela alle forze dell’ordine per fermare le condotte persecutorie, la madre ha spiegato il doloroso paradosso che spesso segna queste drammatiche vicende: «Non voleva denunciarlo perché non voleva danneggiarlo. Temeva le conseguenze legali e penali a cui lui sarebbe andato incontro… le avevano detto così, non lo so». Una tutela per il suo persecutore che, poche ore dopo, si è trasformata nell’ennesima tragedia annunciata.
