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Vertice alla Casa Bianca fra Trump e Zelensky: concluso il colloquio a porte chiuse mentre si intensifica il conflitto

Il presidente ucraino punta sui sistemi antibalistici Patriot per difendere il Paese: sullo sfondo il maxi attacco con oltre 390 droni verso Mosca, i raid russi nel Donetsk e le recenti tensioni diplomatiche con Polonia e Romania

Vertice alla Casa Bianca fra Trump e Zelensky: concluso il colloquio a porte chiuse mentre si intensifica il conflitto
(foto Ansa)

Si è concluso dopo un’ora e mezza il vertice a porte chiuse tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader ucraino Volodymyr Zelensky, giunto alla Casa Bianca attraverso un ingresso laterale della “West Wing” per un confronto decisivo incentrato sul rafforzamento della cooperazione strategica e sull’approvazione per l’acquisto dei sistemi antibalistici “Patriot”: «Buon incontro con il presidente Trump nello Studio Ovale» scrive Volodymyr Zelensky su X poco dopo l’incontro con Trump. «Grazie per tutto ciò che facciamo insieme per proteggere le vite degli ucraini e promuovere la pace. Prima di tutto, ho offerto al presidente Trump le nostre condoglianze per la scomparsa di Lindsey Graham. È stato un vero amico dell’Ucraina. Il presidente e io abbiamo discusso di licenze per la produzione di intercettori Patriot e di diverse altre idee che potrebbero aiutare. Abbiamo anche parlato di diplomazia, è importante che il processo diplomatico venga rivitalizzato. I nostri team organizzeranno i dettagli della loro ulteriore comunicazione. Sono grato agli Stati Uniti per il loro fermo sostegno».

Un passaggio diplomatico di primaria importanza arrivato in un clima di rinnovato dialogo tra Washington e Kiev, con Zelensky che aveva chiarito gli obiettivi della missione prima del colloquio: «Sono già arrivato negli Stati Uniti: il nostro programma prevede incontri con il presidente Trump, il suo team e coloro che possono sostenere la nostra difesa. La nostra priorità assoluta è la difesa antibalistica e la cooperazione strategica con l’America: dobbiamo avvicinarci alla pace».

L’incontro si è svolto in un momento di fortissima escalation sul campo, preceduto nelle ore della notte e del mattino da un imponente attacco aereo condotto da Kiev con oltre 390 droni diretti verso la regione di Mosca, che ha portato al ferimento di 19 civili su un autobus a Shebekino e ai danneggiamenti registrati a un impianto per la lavorazione dell’acciaio a Cechov, a una sottostazione elettrica in Crimea e a un polo logistico del gruppo “Wildberries”: sul fronte opposto, il ministero della Difesa russo ha rivendicato la conquista del villaggio di Krasny Kut nel Donetsk e l’intercettazione di 842 velivoli nemici nelle ultime 24 ore, in un contesto bellico appesantito dal raid russo della notte sul Donetsk costato la vita a quattro civili.

A fare da contorno al vertice di Washington sono state anche le severe frizioni diplomatiche emersamente nell’arco della giornata, con il ministero degli Esteri della Polonia che ha respinto con fermezza le speculazioni di Vladimir Putin escludendo ogni mira territoriale sull’Ucraina e la Russia che ha alzato i toni con la Romania paventando rischi di escalation dopo l’abbattimento di droni al confine, mentre sul versante mediorientale le autorità dell’Iraq hanno reso noto l’arresto di alcune cellule clandestine accusate di aver condotto attacchi nel Paese per conto di Kiev.