Alberto Barbera l’ha definita la Mostra più politica degli ultimi anni. Di certo la diciottesima sotto la sua direzione – dal 2 al 12 settembre – è una Mostra del Cinema singolare, coraggiosa, spiazzante, con un Concorso dominato dalla presenza di ben cinque film italiani ma che ospita diversi autori emergenti. Nome di rilievo, per autorevolezza e caratura artistica, è sicuramente quello di Nanni Moretti, che con Succederà questa notte torna a Venezia a trentasette anni dalla burrascosa partecipazione di Palombella Rossa del 1989, all’epoca segnata da infuocate polemiche. Insieme a Moretti tra gli italiani in concorso spiccano Andrea Pallaoro con The echo chamber, tratto dall’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci, e Paolo Strippoli, che dopo il fortunato passaggio fuori concorso nella scorsa edizione con La valle dei sorrisi, sperimenta il grande salto nella sezione principale con L’estranea, girato in Puglia con un cast d’eccezione. Completano il nutrito drappello tricolore in corsa per il Leone d’Oro Marco Bechis con Ritorno a Buenos Aires, sulla dittatura argentina, e Edoardo De Angelis con Il fuoco che ti porti dentro.
Meno blockbuster
Dopo anni in cui Venezia è stata trampolino di lancio prediletto per la stagione degli Oscar da parte delle grandi major hollywoodiane, fa rumore l’assenza di blockbuster e film americani di grande richiamo mediatico nel red carpet veneziano. Uniche presenze anglofone annunciate in concorso sono quelle del britannico Danny Boyle con il film d’apertura Ink, di Casey Affleck con l’affresco storico Company, dell’habitué della Mostra Martin McDonagh con Wild Horse Nine e di Lance Oppenheim con il film biografico Primetime, sul giornalista statunitense Chris Hansen, interpretato da Robert Pattinson. Ha fatto molto discutere il drastico calo di donne alla regia del concorso veneziano, passate da 6 dello scorso anno ad una sola in questa edizione: si tratta della danese di origini egiziane Mayy al-Tukhi che presenterà Woman Unknown, sulla occupazione nazista in Danimarca. Arricchiscono un concorso anomalo, sulla carta più debole rispetto a quello della scorsa edizione, i ritorni di alcuni tra gli autori più importanti del panorama cinematografico internazionale. L’acclamato cineasta francese Stéphane Brizé torna al Lido con Un bon petit soldat, nuovo capitolo della sua riflessione sul mondo del lavoro in cui ritrova Alba Rohrwacher e Vincent Lindon.
Il cinema d’autore
Dal Giappone sbarca alla Mostra Hirokazu Koreeda con Look Back, che spera di riscattare il passo falso del deludente Sheep in the Box presentato in concorso a Cannes. E tra i registi più interessanti presenti nella selezione ufficiale non si può prescindere dai nomi dell’iraniano Ali Asgari, a Venezia con il drammatico apologo contro il regime A bit of light, del leggendario cineasta bavarese Werner Herzog con Bucking Fastard, interpretato dalle due sorelle Mara, e dell’autore di culto giapponese Shinya Tsukamoto con Mr Nelson, did you kill people?, suo primo film in lingua inglese, su un reduce della guerra nel Vietnam. La mancata presenza del cinema hollywoodiano non si limita al concorso ufficiale, ma interessa anche le sezioni non competitive. A sorprendere è la presenza di due grandi registi italiani che hanno accettato di presentare le loro nuove opere fuori concorso: Gianni Amelio con Nessun Dolore e Mario Martone con Scherzetto. Completa il terzetto di registi italiani nella sezione non competitiva Giovanni Veronesi con il film di chiusura della kermesse Dio ride. Il grande regista e sceneggiatore statunitense Paul Schrader presenterà al Lido di Venezia il suo nuovo film The Basics of Philosophy che proseguirà nell’analisi cinematografica sul tema dell’espiazione del passato. Da segnalare il ritorno alla regia dell’autore nipponico Sabu con il gangster movie Arrested Memory e il nuovo film del filippino Lav Diaz, fedelissimo di Venezia.
Fiction e cinema del reale
Nella folta categoria dei documentari – che da quest’anno si divide in non fiction e in film sul cinema – è presente il lunghissimo Joie de vivre diretto da Luca Guadagnino, documentario dedicato al cinema di Bernardo Bertolucci di oltre sette ore. Non sarà l’unico documentario dalla durata monster presente nella selezione ufficiale: il regista argentino Mariano Llinás, con il suo collettivo El Pampero Cine, presenterà il documentario dedicato alla vita dello scrittore Jorge Luis Borges, mentre Alex Gibney porterà a Venezia un incandescente documentario su Elon Musk di quasi quattro ore. Tra gli eventi più attesi legati alla musica, la presenza dei fratelli Gallagher al Lido per il documentario di Dylan Southern e Will Lovelace Oasis: Don’t Look Back in Anger, sulla reunion del duo di Manchester dopo oltre quindici anni, e l’atteso lavoro di Walter Fasano con Nino, omaggio al grande compositore Nino Rota. Riflettori puntati sugli autori emergenti anche nella sezione competitiva Orizzonti, dedicata alle nuove tendenze estetiche ed espressive del cinema mondiale. Quattro gli italiani in concorso, tra cui la regista Alina Marazzi con il film di apertura La ragazza con la Leica, l’adattamento del romanzo di Nicola Lagioia La città dei Vivi di Edoardo Gabbriellini, l’esordio dietro la macchina da presa dell’attrice Anna Foglietta con Una storia e il primo film di finzione diretto da Tommaso Landucci I figli della Scimmia. Spazio anche per i Leoni d’Oro alla Carriera ad Ellen Burstyn e George Clooney, presenze sicure su un red carpet quest’anno meno affollato di star made in Usa.
