I vertici bilaterali a margine dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) a Bishkek, in Kirghizistan, tracciano la rotta geopolitica ed economica del blocco eurasiatico. Nel summit per i 25 anni dell’organizzazione, il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro indiano Narendra Modi, confermando la centralità dell’asse con le due potenze asiatiche ma evidenziando al contempo le diverse sfumature e priorità dei rispettivi partner strategici.
L’incontro con Xi Jinping, il secondo faccia a faccia dell’anno tra i due leader, ha ribadito una convergenza strutturale che tocca i grandi dossier internazionali e le infrastrutture chiave. Sul tavolo figura il progetto del gasdotto Power of Siberia 2, destinato a collegare la Russia alla Cina attraverso la Mongolia, tema al centro delle trattative economiche insieme alla mobilità bilaterale. Mosca si è detta disponibile a rendere permanente il regime di esenzione dei visti entro il 2027, un meccanismo che ha già registrato un aumento del 43% dei flussi turistici nel primo semestre.
«Oggi, in una situazione geopolitica difficile, la partnership globale e l’interazione strategica tra Russia e Cina sono un modello di relazioni interstatali», ha dichiarato Putin, sottolineando che l’approccio dei due Paesi sulla politica estera è «perfettamente allineato». La cooperazione economica spazia dall’energia allo spazio, fino all’intelligenza artificiale, settore in cui Mosca sostiene l’Organizzazione mondiale promossa da Pechino. Nel campo della logistica marittima, il leader russo ha evidenziato l’avvio del primo viaggio regolare di una nave portacontainer cinese lungo la Rotta del Mar del Nord, un collegamento in grado di dimezzare i tempi di navigazione tra l’Asia e il Nord Europa.
Xi Jinping ha risposto confermando la solidità dell’intesa: «Sotto la guida strategica mia e di Putin, le relazioni tra Cina e Russia si rafforzeranno sempre più, il loro sviluppo sarà sempre più solido e il futuro sempre più brillante». Xi ha sottolineato che «il panorama internazionale sta assistendo a un aumento notevole di fattori di incertezza e imprevedibilità, sullo sfondo di cambiamenti profondi senza precedenti da un secolo», ribadendo la prontezza di Pechino a spingere per «un mondo multipolare equo e corretto». Dal Cremlino, il portavoce Dmitry Peskov ha precisato che la crisi ucraina è stata affrontata soltanto «di passaggio», privilegiando l’interazione commerciale riservata.
Di diversa tonalità è stato il colloquio tra Putin e il premier indiano Narendra Modi. Sebbene l’interscambio tra Mosca e Nuova Delhi sia tornato a crescere (+2,6% nel primo semestre) verso l’obiettivo di 100 miliardi di dollari entro il 2030, il dossier ucraino ha assunto un peso centrale nelle parole del leader indiano. «Ogni giorno di guerra fa fare un passo indietro all’umanità, dobbiamo lavorare ogni giorno per mettere fine alle ostilità», ha affermato Modi a Putin, rivendicando la via del dialogo e della diplomazia. L’India ha ribadito il proprio sostegno a «ogni iniziativa di pace», manifestando preoccupazione anche per la sicurezza energetica globale e per l’impatto dei conflitti sui flussi petroliferi. Da parte sua, il Cremlino ha accolto con favore ogni contributo negoziale, lamentando tuttavia la scarsa disponibilità di Kiev verso i mediatori.
Per Mosca, le relazioni con l’India restano ancorate a un «partenariato strategico speciale e privilegiato», sostenuto da solide intese commerciali, militari e da una crescente cooperazione culturale.
