Una nuova «rotta» che eviti a Mps di finire, a causa dell’opas di Intesa Sanpaolo, tra le braccia di Carlo Messina e per metà tra quelle di Carlo Cimbri di Unipol. Scomoda l’Odissea l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, per definire il «viaggio» in cui è impegnato, con l’obiettivo di trovare quell’«opzione strategica», il cui orizzonte è al momento nascosto alla vista del mercato, che eviti la «frammentazione» della banca senese.
La semestrale, chiusa con un utile salito del 25% a 1,1 miliardi, gli offre l’occasione per tornare sull’operazione di Intesa, ribadendo che restano «pienamente validi» i rilievi in tema di valutazione, logica industriale, rischi di esecuzione e concorrenza sollevati lo scorso 16 luglio. «Montepaschi è un asset strategico per l’economia italiana» e «rappresenta un’importante infrastruttura economica del Paese e possiede un valore sistemico» che «dipende dall’integrità della banca stessa», dice Lovaglio. «Se si divide in due una centrale elettrica, entrambe le parti potrebbero anche continuare a reggersi, ma si rischia una perdita di potenza e si riduce la capacità di erogare energia dove serve». «Un campione nazionale» come Intesa, evidenzia, «dovrebbe rafforzare il tessuto competitivo del paese, non ridurlo. Sulle carte a disposizione Lovaglio tace, dopo che lo stop alle trattative con Banco Bpm ha chiuso «alcune rotte».
Bpm e Generali
Con Piazza Meda, a cui imputa la decisione del ritiro, «non stiamo parlando» di operazioni alternative mentre sulla quota in Generali, potenziale leva per mosse difensive, «ogni decisione futura verrà valutata nell’interesse degli azionisti di Mps». «È una fonte di valore e di opzioni strategiche molto importante» e, sottolinea, «sembra che venga considerata» tale «anche da parte di altri operatori». Lovaglio , non ha escluso il ricorso a un dividendo straordinario, facendo leva su un capitale in eccesso (il Cet1 è al 16,3%) che offre «elevata flessibilità strategica». «Volendo abbiamo tutto il tempo» per convocare l’assemblea, per la quale servono 30 giorni, mentre la Bce dovrebbe esprimersi «in linea con le tempistiche» dell’opas.
Lovaglio continua a preferire all’offerta di Intesa – che sta valutando Siena circa 36 miliardi di euro, di cui 3 miliardi cash con l’obiettivo di consolidare il suo primato di campione nazionale del risparmio – la «solida logica industriale» del piano con Mediobanca, la cui integrazione si concluderà entro il quarto trimestre e che procede «in anticipo», con «100 milioni» di sinergie aggiuntive rispetto ai 700 milioni messi a piano. Ai conti del semestre, chiuso dopo un trimestre in accelerazione con profitti per 610 milioni (+27,3%), hanno contribuito la crescita dei ricavi del 4,1% e una riduzione dei costi dello 0,7%, accompagnata da un aumento degli impieghi e della raccolta, che ha toccato i 300 miliardi. Alzati gli obiettivi dell’utile ante imposte a oltre 3,6 miliardi.
