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Ucraina, Mosca gela Bruxelles: «L’Ue esclusa dalla mediazione». E dopo la tregua riprendono i bombardamenti

Il tentativo di riaprire un canale diplomatico tra Bruxelles e Mosca subisce una brusca frenata. Nonostante le recenti aperture di Vladimir Putin e le ipotesi di dialogo avanzate dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, il vice ministro degli Esteri russo, Alexander Grushko, ha lanciato una pesante accusa: l'Unione Europea punterebbe solo a «prolungare il…
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Il tentativo di riaprire un canale diplomatico tra Bruxelles e Mosca subisce una brusca frenata. Nonostante le recenti aperture di Vladimir Putin e le ipotesi di dialogo avanzate dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, il vice ministro degli Esteri russo, Alexander Grushko, ha lanciato una pesante accusa: l’Unione Europea punterebbe solo a «prolungare il conflitto il più possibile», un atteggiamento che, secondo il Cremlino, la escluderebbe de facto da ogni ruolo costruttivo di mediazione.

La retorica russa sembra ora virare decisamente verso Washington. Il portavoce Dmitry Peskov ha infatti auspicato che siano gli Stati Uniti a riprendere le redini della mediazione, interrottasi dopo l’apertura del fronte contro l’Iran. Sebbene Putin abbia affermato sabato scorso che la Russia «non ha mai rifiutato» i negoziati, suggerendo persino la figura dell’ex cancelliere Gerhard Schroeder come possibile arbitro – proposta immediatamente declinata dai Ventisette – le ultime dichiarazioni di Grushko segnano una chiara retromarcia diplomatica rispetto alle istituzioni europee.

Nel frattempo, sul campo la situazione torna a farsi incandescente. La tregua umanitaria di tre giorni annunciata da Donald Trump, che ha permesso a Mosca di celebrare la parata del 9 maggio senza la minaccia dei droni ucraini, è ufficialmente terminata alla mezzanotte di lunedì. I bombardamenti sono ripresi immediatamente: il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato il lancio di oltre 200 droni d’attacco russi contro l’Ucraina, con vittime segnalate nella regione di Dnipropetrovsk. Anche a Kiev è tornato a suonare l’allarme aereo, interrompendo una calma che durava da quasi una settimana.

Parallelamente all’attività bellica, Putin continua a far leva sul deterrente strategico, annunciando l’entrata in servizio entro fine anno del nuovo missile intercontinentale Sarmat. Secondo il leader russo, il sistema sarebbe in grado di penetrare qualsiasi difesa occidentale grazie a una potenza quattro volte superiore ai sistemi equivalenti della Nato. Sul fronte opposto, Zelensky ha incontrato l’amministratore delegato di Palantir, Alex Karp, per discutere di innovazione tecnologica applicata alla sicurezza e all’intelligence, confermando come la guerra continui a giocarsi anche sul piano della supremazia tecnologica.

Nonostante la ripresa delle ostilità, Peskov ha ribadito che il processo di pace fin qui svolto «fa pensare che la fine si stia avvicinando», riecheggiando le parole di Putin sulla «faccenda che si avvia alla conclusione». Tuttavia, l’assenza di dettagli concreti e il rifiuto dell’interlocuzione europea lasciano intendere che la partita diplomatica sia ora totalmente nelle mani del nuovo asse Mosca-Washington, lasciando l’Europa in una posizione di marginalità nel definire i futuri assetti del continente.

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