C’è chi arriva in spiaggia all’alba per conquistare il posto migliore e chi, per giocare d’anticipo, decide di lasciarlo occupato per tutta la notte. Ombrelloni piantati nella sabbia, sedie pieghevoli, lettini e persino tende diventano, quindi, una sorta di prenotazione fai da te, con l’obiettivo di ritrovare al mattino la propria porzione di arenile, possibilmente a pochi passi dal mare.
Una consuetudine che in Italia è diventata tanto diffusa da attirare l’attenzione anche oltreconfine. A raccontarla è stato il quotidiano tedesco «Bild», che ha acceso i riflettori sui cosiddetti «furbetti dell’ombrellone». Il fenomeno viene osservato soprattutto nelle località più frequentate, dove la ricerca di uno spazio fronte mare può trasformarsi in una gara estiva. Il problema riguarda in particolare le spiagge libere, sulle quali nessuno può riservarsi un posto semplicemente lasciando un ombrellone sulla sabbia.
Dietro questa corsa alla prima fila ci sarebbe anche una questione economica. Negli stabilimenti balneari, infatti, la posizione può incidere sensibilmente sul costo della giornata o della settimana. Secondo i dati riportati da «Bild», ad Alassio un ombrellone con due lettini in prima fila arriva mediamente a 340 euro per una settimana, mentre a Lignano Sabbiadoro la stessa soluzione si aggira sui 164 euro. In alta stagione, nelle destinazioni più richieste, il conto può diventare ancora più elevato. La spiaggia libera rappresenta dunque un’alternativa appetibile.
Tuttavia, la possibilità di usufruirne gratuitamente non significa poterla trasformare in uno spazio privato. Le autorità marittime, del resto, nelle ultime settimane hanno intensificato i controlli contro le occupazioni notturne. La pratica di lasciare l’attrezzatura sulla battigia per assicurarsi un posto il giorno successivo è infatti vietata. Uno degli episodi più significativi è stato registrato a Marina di Peschici, sul Gargano. Sulla spiaggia sono stati trovati circa 180 ombrelloni, decine di lettini, oltre 200 picchetti e persino una tenda da campeggio. Un vero e proprio accampamento temporaneo costruito durante le ore notturne per assicurarsi un posto al sole il mattino seguente.
L’intervento delle autorità ha riportato l’attenzione su una pratica che, da semplice escamotage estivo, può trasformarsi in un problema di ordine e fruizione degli spazi pubblici. Le sanzioni possono arrivare fino a 200 euro. In caso di comportamenti reiterati può inoltre entrare in gioco l’ipotesi di occupazione abusiva di suolo pubblico. Il rischio, dunque, è quello di pagare molto più caro un posto che si pensava di aver ottenuto gratuitamente.
Secondo Danilo Ruggiero, dell’associazione «Mare Libero», alla base del fenomeno ci sono motivazioni diverse. «È diventata un’abitudine», ha spiegato a «Bild», osservando come molti bagnanti preferiscano lasciare l’attrezzatura sulla spiaggia per evitare di trasportarla avanti e indietro ogni giorno sotto il sole. A questa ragione pratica si aggiunge però la volontà di garantirsi la posizione più ambita. «C’è anche la tendenza ad accaparrarsi il posto migliore in riva al mare», ha sottolineato Ruggiero. Il rito dell’ombrellone lasciato sulla battigia racconta una delle piccole contraddizioni dell’estate italiana. La ricerca di una vacanza accessibile e del miglior affaccio possibile sul mare si scontra con la necessità di tutelare uno spazio che, quando è pubblico, appartiene alla collettività. E quella che al tramonto può sembrare una semplice accortezza per evitare la levataccia del giorno dopo può trasformarsi, all’alba, in una sanzione.
