«Il petrolio russo già in transito potrà essere acquistato». A poco meno due settimane dall’attacco degli Usa all’Iran si palesa ciò che, nelle cancellerie europee, temevano da giorni: la guerra in Medio Oriente e il conflitto in Ucraina cominciano a incrociarsi in maniera concreta. A vantaggio di Vladimir Putin e con il sigillo di Donald Trump.
L’alleggerimento delle sanzioni per il greggio del Cremlino è un passo diretto a tranquillizzare i mercati ma si è trasformato nell’ennesima pugnalata alle spalle di Bruxelles e Kiev. E ha preso forma mentre, in Europa, cominciano a studiare seriamente le mosse per rendere nuovamente navigabile lo stretto di Hormuz. Mosse che guardano più ad una potenziale interlocuzione con Teheran che all’aiuto degli Stati Uniti.
L’Europa ribolle
L’Unione si vede costretta a pensare, nuovamente, a delle misure emergenziali, a partire da quelle sull’energia. Mentre, tra le cancellerie, comincia a farsi strada l’idea di un intervento diplomatico per limitare almeno i danni sull’import di gas e petrolio.
Un intervento discreto, da svilupparsi tuttavia autonomamente rispetto agli Usa.
A rivelarlo è stato il Financial Times, secondo il quale alcuni Paesi europei hanno avviato colloqui con Teheran nel tentativo di negoziare un accordo che garantisca un passaggio sicuro alle loro navi attraverso lo Stretto di Hormuz.
«La Francia è uno dei Paesi coinvolti nei colloqui» e che «anche l’Italia ha compiuto dei tentativi di avviare delle discussioni con Teheran», ha scritto il foglio britannico. Fonti di Palazzo Chigi si sono affrettate a smentire «aperture di negoziati bilaterali o trattative dirette con l’Iran per garantire il passaggio delle navi italiane».
«Non stiamo trattando con l’Iran», ha ribadito poche ore dopo il ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’Eliseo non ha commentato le rivelazioni del Ft. Fonti Ue hanno invece osservato come per lo stretto di Hormuz sarebbe preferibile un’iniziativa Onu. Che al momento sembra lontana.
Il summit dei 27
L’Ue avrebbe canali diplomatici adeguati per raggiungere Teheran. E l’idea non è più un tabù a Bruxelles. Al summit dei 27 di giovedì se ne parlerà, e sarà un momento cruciale per l’Ue. La mossa di Trump sul petrolio russo ha complicato ulteriormente il quadro. La risposta dell’Ue è stata nettissima.
«La decisione unilaterale degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo è molto preoccupante, poiché incide sulla sicurezza europea», ha scritto il presidente del Consiglio europeo su X Antonio Costa, sottolineando come «l’indebolimento delle sanzioni aumenta le risorse a disposizione della Russia per condurre la guerra contro l’Ucraina».
«Le nostre sanzioni» sul petrolio russo «ed il price cap deciso a livello Ue rimangono validi. Non è il momento di allentarle», ha ribadito la Commissione Ue. Lo stesso Merz è intervenuto, parlando di decisione «sbagliata» da parte della Casa Bianca. L’imperativo, in Europa, resta aumentare la pressione sullo zar e evitare che ci si dimentichi dell’Ucraina.










