Da quando è iniziata la guerra contro l’Iran viviamo nell’incertezza costante. Ci alziamo la mattina e non sappiamo cosa ci succederà nel pomeriggio. Una battuta di Trump e spendi 20 euro in più per fare il pieno di carburante, o ne risparmi 2 per il taglio delle accise governative.
Una situazione che premia solo chi specula. E non solo sulla benzina, ma anche in borsa, e sul mercato delle materie prime. La gran parte dei cittadini sta vedendo ridursi guadagni e risparmi. In pochi, invece, si stanno arricchendo.
Chi dovrebbe regolare e riequilibrare la situazione, il Governo, non sa che pesci prendere. Adesso sta battendo sempre più insistentemente la pista della sospensione del patto di stabilità europeo, che blocca l’indebitamento al 3%.
Lo scopo è quello di rendere disponibili nuove risorse finanziarie per la spesa pubblica e gli investimenti privati. Nessuno, però, si chiede come mai, nonostante siano stati spesi 200 miliardi di fondi Pnrr, il nostro pil sia cresciuto di appena lo 0,5%.
Per crescere come l’India, al 7%, lo sforamento dovrebbe essere di 2.100 miliardi. Impossibile solo a pensarlo. Invece di stampare nuova moneta bisognerebbe risolvere i problemi strutturali di fondo.
Chiediamoci come sono stati spesi i fondi Pnrr. Quali e quanti sono stati i lavori utili? La verità è che la vasca è piena di acqua, e per non allagare la casa, si pensa a svuotarla, mentre invece bisognerebbe chiudere il rubinetto.









