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Totò Cuffaro chiede il patteggiamento: 3 anni e lavori socialmente utili

«Quel concorso sulla stabilizzazione… a chi ci hai messo qualcuno fidato?». In questa frase, catturata dalle intercettazioni, è racchiuso il cuore dell’inchiesta che ha travolto Totò Cuffaro. L’ex governatore siciliano, già condannato in passato per favoreggiamento alla mafia, è accusato di aver pilotato un concorso per la stabilizzazione di 15 operatori socio-sanitari presso l’azienda ospedaliera…
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«Quel concorso sulla stabilizzazione… a chi ci hai messo qualcuno fidato?». In questa frase, catturata dalle intercettazioni, è racchiuso il cuore dell’inchiesta che ha travolto Totò Cuffaro. L’ex governatore siciliano, già condannato in passato per favoreggiamento alla mafia, è accusato di aver pilotato un concorso per la stabilizzazione di 15 operatori socio-sanitari presso l’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo. Il suo interlocutore era il manager Roberto Colletti che lo rassicurava citando un commissario d’esame «compiacente».

Ieri Cuffaro ha chiesto, con il consenso della Procura, di patteggiare una pena di 3 anni. Le accuse riguardano la corruzione per l’esame truccato e il traffico di influenze illecite relativo a una gara d’appalto bandita dall’Asp di Siracusa. Avendo già scontato cinque mesi ai domiciliari, se il giudice venerdì prossimo accoglierà l’istanza, resterebbero da espiare due anni e sei mesi. L’accordo prevede però la sostituzione della detenzione con lavori di pubblica utilità e il risarcimento di 7.500 euro a favore del nosocomio palermitano e dell’azienda aretusea per il danno d’immagine arrecato.

Venerdì il gip deciderà anche sulle posizioni degli altri otto indagati della maxi inchiesta, tra cui il manager Colletti, il primario Antonio Iacono e lo storico segretario Vito Raso. Per quanto riguarda il troncone siracusano, restano coinvolti rappresentanti della Dussmann srl, l’imprenditore Sergio Mazzola e il faccendiere Ferdinando Aiello, che ha optato per il rito abbreviato. Mentre le posizioni del deputato Saverio Romano e del manager Alessandro Caltagirone restano al vaglio, sembra avviarsi verso l’archiviazione un terzo filone riguardante presunte mazzette al Consorzio di bonifica, su cui il Riesame ha espresso forti riserve. Per Cuffaro, il verdetto di venerdì segnerà l’ennesimo capitolo giudiziario di una carriera segnata da pesanti ombre sul rapporto tra politica e gestione della cosa pubblica.

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