Intesa Sanpaolo chiude i primi tre mesi dell’anno con l’utile netto in crescita a 2,8 miliardi di euro, oltre le attese degli analisti. Il gruppo bancario registra il «miglior risultato netto trimestrale e del primo trimestre di sempre», grazie al contributo positivo che arriva da tutte le componenti della voce ricavi e dalla riduzione dei costi.
Ribadita la posizione della banca rispetto al risiko bancario ed alle ipotesi circolate relative ad un intervento su Generali. Il ceo Carlo Messina ha detto, ancora una volta, come i «limiti antitrust ci impediscono qualunque acquisizione sia nel settore bancario che in quello assicurativo». Il gruppo ha una quota di «mercato in Italia che ci impedisce di fare qualsiasi tipo di acquisizione». Il tema Generali, quindi, deve essere «considerato da altri non da noi».
I dettagli del bilancio
Ritornando ai conti, la banca ha messo a segno un utile netto in crescita del 5,6%. In aumento anche gli interessi netti che si attestano a 3,6 miliardi e le commissioni a 2,5 miliardi, con un significativo contributo che arriva dal risparmio gestito e dai prodotti assicurativi. Intesa Sanpaolo conferma inoltre il ruolo di primo piano nell’attività di wealth management e protection, con oltre 1.400 miliardi di attività finanziarie della clientela. La banca conta su distintive reti di consulenza con circa 19.000 persone dedicate, circa 350 in più rispetto alla fine del 2025 e previste in crescita a circa 22.500 entro il 2029.
Numeri che consentono di confermare l’obiettivo di un utile netto a circa 10 miliardi di euro per l’intero anno in corso, ma in Borsa il titolo ha concluso la seduta in calo dell’1,9% a 5,81 euro. Il risultato netto ottenuto nei primi tre mesi è «una sorpresa, continuiamo a ridurre i costi ed a generare capitale. Abbiamo confermato anche l’obiettivo dei 10 miliardi di utile e non è nostro costume cambiare gli obiettivi nel primo trimestre», spiega Messina. E sulle prospettive la banca è ben «posizionata per affrontare anche scenari complessi».
Nonostante la guerra in Medio Oriente il gruppo non vede «nessun tipo di minaccia significativa sull’asset quality», sottolinea il ceo evidenziando inoltre come il governo sta «operando e gestendo bene», e «Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti hanno adottato l’approccio giusto per gestire questa situazione». Buone notizie arrivano anche per gli azionisti, con una forte distribuzione di valore grazie a un payout ratio per l’anno in corso al 95%, di cui 75% da dividendi cash e 20% da buyback.
In particolare è significativo il ritorno cash per gli azionisti con 2,6 miliardi di distribuzione maturata nel trimestre, di cui 2,1 miliardi come dividendi, che si aggiungono ai 3,3 miliardi di saldo dividendi 2025 da pagare a maggio 2026 e al buyback pari a 2,3 miliardi da avviare a luglio di quest’anno. Con una delle remunerazioni per gli azionisti «più elevate – sottolinea Messina – nel panorama bancario europeo, quest’anno restituiremo circa 9,4 miliardi di euro agli azionisti, considerando il saldo dividendo di maggio, il buyback di luglio e l’atteso interim dividend di novembre».









