Un fulmine a ciel sereno squarcia il calcio italiano, trasformando la ricerca del nuovo commissario tecnico della Nazionale in un vero e proprio caos istituzionale e politico. Nella serata di oggi, lunedì 27 luglio, Paolo Maldini e Leonardo hanno rassegnato le proprie dimissioni irrevocabili dai ruoli di Direttore Tecnico e advisor della Nazionale azzurra.
L’addio dei due dirigenti arriva dopo neanche due settimane dall’insediamento, consumando un clamoroso strappo al vertice proprio mentre la Federazione tentava di delineare il nuovo corso tecnico.
La bomba in consiglio e il nodo “Pirlo-Russia”
L’annuncio delle dimissioni è arrivato come una doccia fredda all’uscita dalla riunione tra i vertici federali e le componenti del calcio italiano. A confermare il collasso del progetto è stato Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti: «Lo abbiamo saputo nel finale della riunione, da notizie dei media. Fino a tre quarti d’ora fa pensavamo alle alternative vagliate dal Dt e dall’advisor. Adesso bisogna ripartire da zero e con un progetto serio: non siamo abituati a queste situazioni e non c’è ancora alcun nome per il nuovo Ct».
Sullo sfondo della spaccatura resta l’ombra della mancata intesa su Andrea Pirlo, la cui trattativa per la panchina azzurra si è inceppata a causa di presunte resistenze legate ai suoi recenti rapporti professionali con il sistema calcistico russo. Un caso su cui lo stesso Abete ha preso le distanze, ammettendo che la Federazione non fosse a conoscenza dei dettagli della vicenda.
«Una figuraccia, serve un esame di coscienza»
Il cortocircuito è diventato in breve tempo un caso politico. A margine di una conferenza stampa sulla realizzazione del nuovo stadio della Roma, il ministro dello Sport Andrea Abodi ha commentato con durissima franchezza lo spettacolo offerto dalle istituzioni sportive: «Sto al mio posto, ma mi aspetto comunque di recuperare da una figuraccia che oggettivamente è stata fatta. È del tutto evidente che quello che è successo non doveva succedere. Ognuno faccia i conti con la propria coscienza, io non ho mai creduto che le brutte figure di uno si compensino con quelle dell’altro».
In merito alle indiscrezioni su un suo presunto veto verso la candidatura di Pirlo per via del contesto geopolitico, Abodi ha chiarito di non aver esercitato alcuna pressione sulla Figc, pur sottolineando con velata ironia come la combinazione tra scommesse e relazioni russe non rappresenti un fattore d’aiuto nel dibattito pubblico. Spetterà ora al presidente federale ritrovare la rotta in una delle pagine più confuse della storia recente della selezione azzurra.
