La proposta di legge per legalizzare la morte assistita in Inghilterra e Galles è destinata a naufragare. Il testo, che aveva già ottenuto il via libera della Camera dei Comuni, è rimasto bloccato alla Camera dei Lord e oggi arriva al capolinea per mancanza di tempo: quello odierno è infatti il 16esimo e ultimo giorno di dibattito disponibile nella sessione parlamentare.
Il disegno di legge prevedeva la possibilità, per adulti affetti da malattie terminali con una prognosi di vita inferiore ai sei mesi, di ricorrere all’aiuto medico per porre fine alla propria vita, rispettando una serie di garanzie e controlli. Ma senza ulteriori spazi di discussione oltre oggi, il percorso legislativo non potrà completarsi.
Sia i sostenitori che gli oppositori hanno ormai preso atto che la proposta non diventerà legge in questa sessione. Resta però aperta la possibilità di un nuovo tentativo nella prossima legislatura, che inizierà il 13 maggio.
A riaccendere ulteriormente lo scontro politico e morale sul tema è anche la storia di Wendy Duffy, 56 anni, in buona salute, che ha annunciato di voler andare in Svizzera, nella clinica Pegasos, per accedere al suicidio assistito. La donna, ex assistente sociale nelle West Midlands, ha raccontato al Daily Mail di non aver mai superato il dolore per la morte dell’unico figlio, deceduto quattro anni fa a 23 anni dopo che del cibo gli era rimasto bloccato nella trachea.
«Voglio morire, ed è quello che farò. La mia vita, la mia scelta», ha dichiarato. Duffy denuncia quella che definisce un’ingiustizia del sistema britannico: «Vorrei che questo fosse disponibile nel Regno Unito, così non dovrei andare affatto in Svizzera».










