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Stangata di Bruxelles sulle Big Tech: maxi multa da 890 milioni di euro a Google

La Commissione europea applica il Digital Markets Act e colpisce Mountain View per pratiche anti-concorrenziali su Search e Play Store

Stangata di Bruxelles sulle Big Tech: maxi multa da 890 milioni di euro a Google
(Foto Ansa)

Bruxelles non arretra davanti alle pressioni di Washington e infligge un nuovo colpo ai colossi della Silicon Valley: la Commissione europea ha sanzionato Google con due sanzioni per un totale di 890 milioni di euro, una decisione destinata a riaccendere le tensioni con gli Stati Uniti proprio mentre le due sponde dell’Atlantico cercano di consolidare la tregua commerciale siglata un anno fa dopo mesi di attriti sui dazi. Le misure si inseriscono nel quadro del Digital Markets Act (Dma), la legge europea volta a contrastare le pratiche monopolistiche delle grandi piattaforme considerate le porte d’accesso ai mercati digitali: Mountain View è la terza società a passare sotto le forche caudine del regolamento dopo le sanzioni da 500 milioni ad Apple e da 200 milioni a Meta inflitte nell’aprile dello scorso anno.

Due i filoni dell’indagine aperta nel marzo 2024: il primo, costato a Google 460 milioni di euro, riguarda Google Search, accusato da Bruxelles di aver continuato a favorire i propri servizi verticali garantendo loro una visibilità maggiore rispetto ai concorrenti. Il secondo provvedimento, da 430 milioni, colpisce invece Google Play Store, imputato di aver impedito agli sviluppatori di app di proporre offerte più convenienti ai clienti al di fuori dello store e di aver applicato commissioni di intermediazione superiori a quanto consentito dalla legge.

Termini di adeguamento, reazioni e scontro politico tra UE e USA

Mountain View avrà ora 60 giorni per adeguarsi alle prescrizioni della Commissione: in caso contrario scatteranno sanzioni periodiche che potranno arrivare fino al 5% del fatturato globale. L’importo annunciato oggi rappresenta lo 0,22% del fatturato complessivo del gruppo, una percentuale che secondo gli uffici di Bruxelles tiene conto della gravità delle violazioni ma anche della novità della normativa e delle modifiche introdotte nel frattempo dall’azienda.

La vice presidente della Commissione Teresa Ribera ha parlato di interventi dosati: «I prodotti migliori dovrebbero avere successo perché sono migliori, non perché appartengono alla società che gestisce il motore di ricerca». Di segno opposto la replica della società americana, secondo cui il Dma sta producendo l’effetto contrario a quanto dichiarato, costringendo il gruppo a eliminare funzioni apprezzate dagli utenti europei oltre a smantellare le protezioni di sicurezza del proprio store. Su questo aspetto è intervenuto Kent Walker, presidente degli Affari globali di Google e Alphabet: «Questa non è concorrenza leale. La regolamentazione dovrebbe migliorare i prodotti, non pegiorarli».

L’amministrazione targata Donald Trump ha più volte accusato l’Esecutivo comunitario di prendere di mira le aziende tecnologiche statunitensi ventilando ritorsioni commerciali: questa settimana un gruppo di parlamentari repubblicani ha chiesto alla Casa Bianca di reagire contro le norme digitali europee definite discriminatorie, anche con l’avvio di nuove indagini che potrebbero tradursi in ulteriori dazi. Da palazzo Berlaymont respingono recisamente questa lettura: «La nostra legislazione digitale non è oggetto di negoziazione», ha ribadito un portavoce della Commissione, sottolineando che il Dma si applica a tutte le imprese allo stesso modo e ricordando che anche negli Usa sono in corso procedimenti analoghi nei confronti delle grandi società del settore.