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Spari alla cena con Trump, le ombre sulla sicurezza. Il tycoon: «È un lavoro pericoloso»

«Nessuno mi aveva detto che era un lavoro così pericoloso». Donald Trump era ancora con lo smoking indosso quando si è presentato alla sala stampa della Casa Bianca per una conferenza stampa improvvisata dopo l'attacco al Washington Hilton durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca. I timori Un incidente destinato a riaccendere i timori…
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«Nessuno mi aveva detto che era un lavoro così pericoloso». Donald Trump era ancora con lo smoking indosso quando si è presentato alla sala stampa della Casa Bianca per una conferenza stampa improvvisata dopo l’attacco al Washington Hilton durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca.

I timori

Un incidente destinato a riaccendere i timori sulla sicurezza del presidente, già al suo terzo tentato assassinio. Come un uomo armato sia riuscito ad avvicinarsi così tanto al presidente è tutto da chiarire. Anche se l’apparato ha funzionato neutralizzando l’aspirante killer, qualcosa nel garantire la sicurezza del presidente sembra non aver funzionato.

E lo stesso aggressore, Cole Tomas Allen, lo ha notato: nel suo manifesto ha denunciato le «folli» carenze di sicurezza, con gli agenti concentrati nel perimetro esterno senza che nessuno abbia «pensato a cosa poteva succedere se qualcuno effettuava il check-in il giorno prima».

Alcuni dei partecipanti hanno criticato la sicurezza inadeguata: sui biglietti venduti c’era solo il numero del tavolo e non il nome della persona, rendendo difficile l’identificazione. L’Hilton «non è un palazzo particolarmente sicuro», ha denunciato Trump cogliendo l’occasione per ribadire la necessità di una ballroom alla Casa Bianca. «Sarà più ampia e più sicura. A prova di droni e di proiettili. Ne abbiamo bisogno», ha sottolineato.

Toni concilianti

Con battute e sorrisi il presidente, dopo gli attimi di paura, dalla sala stampa della Casa Bianca ha rassicurato l’America abbandonando per una volta i suoi consueti toni da bullo, e invitando all’unità e alla pace. «Alla luce di questa sera, chiedo agli americani di risolvere le differenze pacificamente. Vale per i repubblicani, i democratici, gli indipendenti, i progressisti», ha detto dal podio, usando parole gentili anche per i giornalisti presenti. «È la sala stampa più elegante di sempre», ha sdrammatizzato, facendo riferimento agli abiti da sera che tutti i presenti sfoggiavano dopo essere arrivati in fretta a furia a Pennsylvania Avenue 1600 dall’Hilton.

Alla presidente dell’associazione dei corrispondenti Weijia Jiang ha concesso l’onore di porgli la prima domanda, poi si è complimentato: «Ha fatto un lavoro fantastico. Una serata bellissima». Parole lontane dai violenti attacchi ai media che Trump ha spesso definito «nemici del popolo». Molte parole dolci il presidente le ha riservate anche alla moglie Melania, per la prima volta testimone di un tentativo di colpire il marito. «È stata un’esperienza piuttosto drammatica per lei», ha ammesso Trump, descrivendo la first lady «ben consapevole dell’accaduto. Penso che abbia capito subito quello che stava accadendo. Diceva: è un brutto rumore», ha raccontato.

Melania era in sala stampa vicino alla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt che partorirà nelle prossime settimane.

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