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La Consulta entra nel caso Santanchè: ammesso il conflitto con la Procura di Milano

La Consulta entra nel caso Santanchè: ammesso il conflitto con la Procura di Milano
(Foto Claudia Vanacore/LaPresse)

Via libera della Corte costituzionale al ricorso presentato dal Senato nel procedimento che riguarda Daniela Santanchè nell’ambito del caso Visibilia. La Consulta ha infatti dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso da Palazzo Madama nei confronti della Procura di Milano, aprendo così una nuova fase della vicenda giudiziaria che coinvolge l’ex ministra del Turismo.

La decisione riguarda in particolare l’utilizzo, da parte degli inquirenti milanesi, di materiale investigativo composto da contenuti di posta elettronica della senatrice e da registrazioni audio effettuate di nascosto durante alcune conversazioni. Secondo il Senato, tali elementi sarebbero stati acquisiti e utilizzati nel fascicolo senza la preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza, prerogativa prevista a tutela delle funzioni parlamentari.

La Corte ha disposto l’immediata comunicazione dell’ordinanza al Senato e la notifica alla Procura di Milano, che potrà ora costituirsi nel giudizio davanti alla Consulta per esporre le proprie ragioni.

La vicenda si inserisce nel più ampio filone giudiziario legato a Visibilia. Nel luglio 2024 la Procura di Milano aveva chiesto il rinvio a giudizio di Santanchè per presunte irregolarità nei bilanci delle società Visibilia Editore, Visibilia srl e Visibilia Editrice. Secondo l’accusa, tra il 2016 e il 2022 sarebbero stati alterati i conti per nascondere perdite e rappresentare una situazione economica più solida di quella reale, evitando così il fallimento delle società.

Parallelamente, l’ex ministra è imputata anche nel procedimento relativo alla presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps per l’utilizzo della cassa integrazione Covid. L’accusa sostiene che tra il 2020 e il 2022 siano stati ottenuti circa 126 mila euro di fondi pubblici per dipendenti che avrebbero continuato a lavorare nonostante fossero formalmente in cassa integrazione. Proprio questo procedimento era rimasto sospeso in attesa della pronuncia della Consulta sul conflitto di attribuzione, arrivata oggi.