Tre agenti della polizia penitenziaria, Agostino Piccioni, Luca Pragliola e Tony Ruotolo, noti tra i reclusi con i soprannomi di «Pugile» e «Animale», sono stati sospesi dal servizio per un anno. L’interdittiva, sollecitata dalla pm Rosalia Affinito, contesta reati gravissimi: l’accusa principale di cui dovranno rispondere è infatti quella di tortura ai danni di dodici giovani detenuti. L’inchiesta, nata dalle denunce del capo del dipartimento per la giustizia minorile Antonio Sangermano e dalla Garante comunale Valentina Calderone, ha trovato ampie conferme negli incidenti probatori.
I verbali e l’ordinanza del gip Angelo Giannetti delineano un repertorio sgradevole di brutalità: pestaggi notturni, schiaffi, umiliazioni, aggressioni con chiavi e persino ferite inflitte ai testicoli di un ragazzo straniero con un bisturi. Un «manipolo» di agenti che operava in un clima di totale arbitrio, spesso sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti. Secondo il giudice, la violenza all’interno della struttura nel 2025 era diventata «massimamente frequente e quasi connaturato allo stato delle cose», nota a molti e tollerata. Il gip ha chiarito che le carenze d’organico o il degrado educativo dell’istituto non possono costituire in alcun modo una giustificazione per condotte che hanno tradito la legge e la funzione rieducativa della pena
