Un decreto pronto a cambiare radicalmente la medicina territoriale e lo status dei medici di famiglia. È quello preparato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che introduce la possibilità di passare alla dipendenza regionale per i medici di base e modifica anche il sistema di remunerazione, non più legato soltanto al numero di pazienti assistiti. Una riforma potenzialmente rivoluzionaria, che potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri già a maggio, se l’iter procederà senza stop.
Il decreto introduce due grandi novità. La prima è la cosiddetta “dipendenza selettiva”: i medici di famiglia in possesso anche di una specializzazione potranno essere assunti a tempo indeterminato dalle Asl, su base volontaria e in base alle necessità territoriali. Una prima apertura che prevede la coesistenza tra dipendenti e convenzionati, lasciando intendere un possibile ampliamento futuro.
La seconda riguarda la retribuzione. Oggi il compenso è legato al numero di assistiti, fino a un massimo di 1.500 pazienti (1.800 in caso di necessità). Con la riforma, invece, il pagamento sarà legato a obiettivi e risultati: lavoro svolto nelle Case di Comunità, gestione di pazienti cronici e fragili, partecipazione alla rete territoriale e collaborazione con altri professionisti. Nelle simulazioni, il ministero ipotizza anche un incremento fino a 30 mila euro annui.
Il nodo è il ruolo dei medici di famiglia, oggi professionisti convenzionati con le Asl e non dipendenti come gli altri camici bianchi. Ma il nuovo modello di assistenza territoriale, spinto dal Pnrr, punta sulle Case di Comunità: maxi ambulatori che dovrebbero diventare il riferimento sanitario per quartieri e paesi, ospitando medici, infermieri, assistenti sociali e specialisti. Per renderle operative servono però i medici di base, che in molte aree non avrebbero dato disponibilità sufficienti.
Schillaci ha illustrato il provvedimento ai presidenti delle Regioni, incassando un sostegno trasversale: i governatori di centrodestra si sono detti convinti, mentre quelli di centrosinistra non hanno espresso una chiusura, chiedendo però di valutare un testo definitivo. Il documento dovrebbe essere inviato alle Regioni tra domani e dopodomani, con un nuovo confronto fissato tra dieci giorni.
«Il cambiamento è urgente, alla luce dell’avvio delle Case di Comunità, e necessario anche per rispondere alle esigenze dei cittadini e dei giovani medici», ha spiegato Schillaci. Sulla stessa linea anche il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, secondo cui «se non cambiamo poi non possiamo lamentarci», e Francesco Rocca, che ha ribadito l’importanza del decreto.









