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Referendum Giustizia, ultime ore di campagna elettorale: confronto in tv tra Meloni e Schlein

Ultime ore di campagna elettorale per il referendum sulla riforma della Giustizia, per il quale si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo con un ultimo decisivo passaggio mediatico: stasera, venerdì 20 marzo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein saranno ospiti di Enrico Mentana nello speciale "Sì o…
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Ultime ore di campagna elettorale per il referendum sulla riforma della Giustizia, per il quale si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo con un ultimo decisivo passaggio mediatico: stasera, venerdì 20 marzo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein saranno ospiti di Enrico Mentana nello speciale “Sì o No” su La7, in onda alle 21:30.

Le due leader si succederanno negli studi televisivi per illustrare le contrapposte visioni sulla riforma della giustizia, seguite da un confronto diretto tra Antonio Di Pietro e Clemente Mastella.

Giorgia Meloni ha intensificato gli appelli a votare “Sì” nelle ultime ore attraverso i propri canali social. Mostrando la scheda elettorale, la premier ha definito la consultazione un’occasione storica irripetibile: «In quella croce c’è molto di più di un segno su un foglio, c’è l’idea di una giustizia più meritocratica, responsabile ed efficiente».

Secondo la presidente del Consiglio, la riforma rappresenta un messaggio di rottura contro l’immobilismo del sistema, necessario per lasciare alle future generazioni un modello giudiziario finalmente «giusto».

Di segno opposto la posizione di Elly Schlein, che mercoledì 18 marzo, dal palco di piazza del Popolo, ha ribadito le ragioni del “No”. La segretaria dem contesta alla riforma l’incapacità di risolvere i problemi strutturali che affliggono i cittadini, come la lentezza dei processi o la carenza di organico. «Questa riforma non assume il personale mancante e rischia di lasciare a casa 12mila precari della giustizia da giugno», ha attaccato Schlein, aggiungendo che il provvedimento minerebbe l’indipendenza della magistratura.

Per la leader del Pd, il sorteggio dei membri del Consiglio superiore della Magistratura e il presunto controllo del governo sui giudici indebolirebbero la tutela dei diritti, specialmente per i cittadini meno abbienti, venendo meno al principio costituzionale per cui la legge è uguale per tutti.

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