SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

Bari non dorme dopo la festa, “L’alba di San Nicola”: il giallo di Michele Emiliano

Ci sono storie in cui la verità aspetta di essere scoperta, e altre in cui aspetta di essere contenuta. Questa è una di quelle. Non è chiaro, all’inizio, che tipo di libro sia L’alba di San Nicola (Solferino) di Michele Emiliano. Si presenta come un romanzo storico, e in effetti lo è: una ragazza uccisa…
l'edicola

Ci sono storie in cui la verità aspetta di essere scoperta, e altre in cui aspetta di essere contenuta. Questa è una di quelle. Non è chiaro, all’inizio, che tipo di libro sia L’alba di San Nicola (Solferino) di Michele Emiliano. Si presenta come un romanzo storico, e in effetti lo è: una ragazza uccisa all’alba, una città che si sveglia dopo la festa, un’indagine che comincia per dovere. Basta poco però – un dettaglio, un bottone stretto nella mano della vittima – e la storia cambia. Si inclina, diventa più ambigua. Si potrebbe dire che è un giallo. È una definizione comoda. Nei gialli la verità emerge, si organizza, prende forma. Qui la verità appare e subito pesa, come quando, in un pomeriggio di primavera al mare, una pietrolina ti finisce nel mocassino. Potresti ignorarla e camminarci. Eppure, che tu lo voglia o no, arriva un momento in cui sei costretto a fermarti.

Il sospetto

Il bottone è un oggetto minuscolo, eppure basta a spostare tutto. Forse appartiene a un militare. E se appartiene a un militare, allora il delitto riguarda l’esercito. Se riguarda l’esercito, riguarda lo Stato. Il passaggio è immediato. Irreversibile. È qui che il romanzo si rivela: una storia che, prima dei colpevoli, richiama le responsabilità. I personaggi – carabinieri, ufficiali, magistrati – continuano a indagare, ma con una consapevolezza nuova. Capire resta necessario. Decidere cosa fare di ciò che viene fuori diventa centrale. Questa prudenza ha qualcosa di automatico. Un riflesso. Come se esistesse una soglia precisa, e tutti sapessero dove si trova.

Quel bottone stretto nella mano di Anna appartiene alla stessa famiglia simbolica della fioriera messa a Bari vecchia, quando l’Emiliano sindaco chiuse l’accesso alle auto per segnare fisicamente il ritorno del controllo pubblico in un quartiere conteso. Oggetti poveri, banali, che decidono chi comanda uno spazio. Uno è lo Stato che si difende. L’altra è lo Stato che prova a riprendersi un territorio. In mezzo, la vita pubblica di Michele Emiliano.

Il sistema

A questo punto la domanda cambia. Riguarda l’origine di questo sguardo. L’autore ha attraversato le istituzioni in più forme: magistrato, sindaco, presidente di regione. Non ha mai davvero cambiato postura. Ha spostato il campo d’azione. Ha continuato a muoversi dentro strutture che chiedono rigore e insieme impongono limiti. Questa esperienza entra nell’opera. Organizza il modo in cui la storia si muove. Lo Stato qui non è un principio astratto. È un comportamento. Reagisce. Si protegge. Si adatta. I suoi rappresentanti non appaiono corrotti, piuttosto allenati. Hanno imparato a muoversi in uno spazio dove ogni verità ha un peso. E ogni peso va sostenuto.

Ai più attenti torna un tratto che appartiene anche alla sua traiettoria pubblica: la legalità come pratica, come esercizio continuo, come qualcosa che si misura sul terreno. Non una parola da scrivere su uno striscione, ma una gestione. Il colonnello Arena è il punto più scoperto. Crede nei valori che rappresenta – onore, disciplina, patria – e insieme vede come funzionano nella pratica. Continua a svolgere il suo ruolo, ma con uno scarto interno che si allarga. Arena non è un doppio diretto. È qualcosa di più preciso. È il punto in cui l’adesione ai valori incontra la loro complessità. Chi vive dentro le istituzioni impara presto che vedere e agire non coincidono.

La metafora

Il romanzo poi cambia ancora. Smette di essere una trama da seguire. Diventa una storia da sostenere. Sostenere il peso di una verità quando comincia a produrre conseguenze. È qualcosa che nel libro si vede nei tempi, nelle esitazioni, nei silenzi. E che fuori dal libro, nel passato recente, ha avuto altre forme. Un piano paesaggistico che ridisegna il rapporto tra territorio e potere. Una legge sulla legalità che prova a trasformare un principio in pratica quotidiana. Una firma sotto decisioni che non chiudono i conflitti, li espongono. Una linea tenuta su questioni come l’energia o l’industria. Gesti amministrativi, sulla carta. Scelte politiche, nella realtà.

La traiettoria pubblica di Michele Emiliano passa anche da qui: dal punto in cui governare significa assumersi il costo delle conseguenze. Senza nascondersi o rimandarle. È allora che L’alba di San Nicola torna a farsi sentire. Nei tempi che si allungano, nelle parole che vengono scelte con cautela. Nel modo in cui ogni passo sembra già pensato per le sue conseguenze. I personaggi continuano a muoversi dentro l’indagine, ma qualcosa è cambiato. Non cercano più soltanto una risposta. Cercano una forma. Una forma che permetta alla verità di esistere senza far crollare tutto il resto. È qui che la storia di Anna si restringe e si allarga allo stesso tempo. Resta lì: è il punto di pressione dove tutto si concentra, la prova, il sospetto, il limite.

Alla fine dei giochi, se c’è un muretto da saltare, è sul tratto di strada dove una verità diventa un peso e qualcuno decide, comunque, di non lasciarla cadere.

CORRELATI

Cultura e Spettacoli, Libri","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[498938,498102,497692],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!