Re Carlo III e la regina Camilla non torneranno a vivere a Buckingham Palace dopo la conclusione del mastodontico restauro da 370 milioni di sterline.
I sovrani del Regno Unito rompono così una tradizione secolare, preferendo restare nella dimora di Clarence House.
Buckingham Palace, nelle intenzioni della famiglia reale, diventerà solo un “centro cerimoniale” e sarà consentito un più ampio accesso al pubblico. L’annuncio ha scatenato durissime polemiche.
La notizia arriva in un momento di forte tensione, acuito dalla contemporanea rivelazione dei dati fiscali della Corona e dal raddoppio dell’appannaggio reale (Sovereign Grant), che passerà dai 51,8 milioni di sterline del 2024-25 ai 100 milioni previsti per il 2027-28.
Le critiche piovono da ogni schieramento. Sul fronte dei media, il tabloid conservatore Daily Express attacca frontalmente il sovrano, sostenendo che con questa scelta «rischia di commettere il peggiore errore del suo regno».
Molto duro anche il commento dei movimenti anti-monarchici, espresso chiaramente attraverso le parole di Graham Smith, leader del gruppo Republic: «Il governo ha accettato di spendere 370 milioni di sterline per ristrutturare Buckingham Palace, e ora Carlo non vuole usarlo». Anche il Times ha sollevato forti perplessità, definendo poco trasparente il metodo di calcolo utilizzato per quantificare le imposte della famiglia reale.
Nel tentativo di arginare il calo di popolarità legato ai passati scandali – non ultimo quello sui legami tra il principe Andrea e Jeffrey Epstein – Buckingham Palace ha diffuso per la prima volta nella storia i dettagli della dichiarazione dei redditi del re e dell’erede al trono.
Dai documenti emerge che Re Carlo III ha versato 30 milioni di sterline di tasse personali dal momento della sua ascesa al trono nel 2022, mentre il Principe William ha superato i 20 milioni nello stesso periodo. Una mossa di trasparenza che, tuttavia, non è bastata a placare il malcontento dell’opinione pubblica di fronte a un palazzo reale pagato dai cittadini ma rimasto senza un re residente.
