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Fifa, il Consiglio ribadisce la fiducia ad Infantino: dal summit di Rabat l’ok al presidente dopo l’ammissione di errori

La gestione della crisi tra lo stop al piano dei fondi privati, gli addii nello staff e la durissima accusa del principe di Giordania al-Ḥusayn

Fifa, il Consiglio ribadisce la fiducia ad Infantino: dal summit di Rabat l’ok al presidente dopo l’ammissione di errori

Il vertice straordinario convocato nella sede africana della Fifa a Rabat, in Marocco, si è concluso con la conferma del pieno sostegno direttivo al presidente Gianni Infantino: la massima organizzazione del calcio mondiale ha rinnovato la fiducia verso il proprio vertice al termine di un delicato incontro anti-crisi, pur ammettendo apertamente che nell’ultimo periodo sono stati compiuti degli «errori» di gestione. La presa di posizione dell’esecutivo, diffusa con una nota ufficiale a circa 4 ore dalla chiusura dei lavori, intende frenare l’ondata di contestazioni che nelle ultime settimane ha investito la leadership italo-svizzera, messasi a capo di un controverso ed infine accantonato progetto di cessione delle quote dei tornei internazionali a fondi d’investimento privati.

Il piano per spalancare le porte ai capitali privati ha innescato un vero terremoto interno che rischiava di compromettere la posizione del presidente a pochi mesi dalla scadenza elettorale che lo vedeva candidato unico e strafavorito. L’operazione ha registrato prima le dimissioni del principale advisor finanziario esterno, il banchiere Carlos Cordeiro, seguite dal netto smarcamento di Arsène Wenger, responsabile dello sviluppo tecnico dell’organismo, che ha dichiarato di non essere mai stato informato del progetto: il colpo più incisivo alla governance è poi giunto con la lettera formale inviata dal segretario generale, lo svedese Mattias Grafström. Secondo le ricostruzioni emerse sulla stampa internazionale ed in particolare sul quotidiano “The Times”, la quasi totalità dei componenti del vertice direttivo aveva già espresso la propria contrarietà all’iniziativa in una precedente riunione svoltasi senza la presenza del numero uno del calcio mondiale.

Ai malumori interni ed all’opposizione storica dei vertici della Uefa guidati dal presidente Aleksander Čeferin, si sono aggiunte le dichiarazioni d’attacco rilasciate sul “Daily Mail” dall’ex pallone d’oro Luís Figo, in passato testimonial e sostenitore delle riforme di via Zurigo, che ha definito la dirigenza attuale una «reliquia del passato» auspicandone le dimissioni. Per arginare l’isolamento e serrare i ranghi attorno alla sua figura, Infantino ha preteso a Rabat un confronto diretto con la struttura operativa della federazione: all’incontro hanno preso parte il responsabile finanziario Thomas Peyer, il legale Emilio García Silvero, il capostaff Daniel O’Toole, il responsabile delle associazioni affiliate Elkhan Mammadov, il direttore delle relazioni con i media Bryan Swanson ed lo stesso segretario generale Grafström.

A complicare ulteriormente la posizione della presidenza sono arrivate poi le pesanti accuse scagliate via social dal principe Ali bin al-Ḥusayn, presidente della Federcalcio della Giordania ed in passato vicepresidente della Fifa. Attraverso un post diffuso sulla piattaforma X, l’esponente giordano ha puntato il dito sul trattamento riservato alla sua nazionale – al debutto assoluto ai Mondiali – denunciando criticità legate all’ottenimento dei visti per i tifosi diretti negli Stati Uniti, l’imposizione di tassazioni federali statunitensi che hanno penalizzato gli stanziamenti destinati a giocatori e staff, ed i ritardi nel versamento del montepremi della Coppa Araba disputata in Qatar. Nel suo intervento, il Principe aveva formulato un’accusa diretta di ricatto verso la leadership: «Per mesi la Fifa ha rifiutato di aiutarci su nessuna di queste o altre questioni, fino a quando mi è stato comunicato verbalmente durante la Coppa del Mondo che se avessi sostenuto Infantino, ciò avrebbe aiutato molto la nostra federazione: in Giordania ci vantiamo di mantenere valori etici, non lo abbiamo sostenuto prima e certamente non lo faremo ora, ma l’intera situazione equivale a un ricatto e noi rifiutiamo di cedere a quello».