Nessuna nuova perizia sui campioni biologici e sui reperti custoditi nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Yara Gambirasio. La Corte d’Assise di Bergamo ha respinto la richiesta avanzata dal collegio difensivo di Massimo Bossetti, chiudendo l’ennesimo capitolo giudiziario legato al caso della tredicenne scomparsa da Brembate di Sopra il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita tre mesi più tardi.
La decisione dei giudici orobici è giunta a poche ore dalla conclusione dell’udienza per l’incidente di esecuzione, celebrata questa mattina. In aula era presente il pubblico ministero Letizia Ruggeri, storica titolare delle indagini della Procura di Bergamo, mentre il cinquantacinquenne carpentiere di Mapello — condannato all’ergastolo in via definitiva nel 2018 per il delitto — ha assistito al procedimento collegato in videoconferenza dal carcere milanese di Bollate, dove sta scontando la pena del fine pena mai.
I difensori dell’imputato, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, avevano sollecitato l’accesso ai reperti e ai campioni biologici tuttora conservati per procedere a un nuovo ciclo di verifiche scientifiche, fondando la propria istanza sull’analisi dei documenti e delle immagini ad altissima risoluzione prodotte dal Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Parma.
Una tesi che la Corte d’Assise ha ritenuto di non poter accogliere, blindando di fatto l’assetto probatorio che ha portato alla condanna passata in giudicato. Per la difesa di Bossetti si profila ora la possibilità di impugnare il provvedimento di rigetto dinanzi alla Corte di Cassazione.
