L’emiro di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed avrebbe avvertito personalmente il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in una telefonata di 45 minuti alla fine di settembre 2023, che il leader di Hamas a Gaza Yahya Sinwar stava pianificando «un terremoto» contro Israele. Lo rivela un’inchiesta di Haaretz oggi in cui vengono anticipati estratti di un nuovo libro del giornalista Shlomi Eldar sui retroscena delle trattative per la liberazione dei 251 ostaggi israeliani rapiti durante l’attacco del 7 ottobre 2023.
Secondo la ricostruzione, basata su fonti anonime straniere e israeliane, l’avvertimento di bin Zayed partì dalle conversazioni tenute a settembre 2023 con Sinwar da parte di un intermediario palestinese noto con il soprannome “Occhi neri”, un dirigente di Fatah con fluente conoscenza dell’ebraico e rapporti sia con Hamas sia con lo Shin Bet, i servizi di intelligence interna israeliani. In quel periodo, il governo israeliano, che si era insediato a fine 2022, stava trattando segretamente attraverso questa intermediazione per raggiungere una “hudna” con Hamas, ossia un accordo di tregua a lungo termine che includeva la graduale rimozione del blocco su Gaza, la creazione di una zona industriale nel nord della Striscia, l’aumento dei permessi di lavoro ai palestinesi, la fornitura di gas naturale alla Striscia.
La smentita di Tel Aviv sull’avvertimento dell’emiro
«Una menzogna totale»: così l’ufficio di Netanyahu ha risposto all’articolo di Haaretz secondo cui l’emiro di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed avvertì personalmente il premier israeliano che Hamas stava pianificando «un terremoto» contro Israele. «Il Primo Ministro Netanyahu non ha parlato con il presidente degli Emirati Arabi Uniti nel periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua», ha dichiarato l’ufficio del premier, citato dai media israeliani tra cui Times of Israel.
Lo stop del Regno Unito alle merci delle colonie
Canada e Francia si preparano ad annunciare la volontà di unirsi al governo britannico di Andy Burnham nella prevista formalizzazione della messa al bando commerciale di merci prodotte nelle colonie israeliane dei territori palestinesi occupati. Lo riporta la Bbc, citando fra gli altri anticipazioni raccolte dal giornale israeliano Haaretz. L’annuncio di Londra è atteso nel pomeriggio in Parlamento da parte del ministro degli Esteri, Ed Miliband, il quale ha accusato Israele di «chiudere gli occhi» rispetto a una «pulizia etnica» in corso in Cisgiordania. Lo ha dichiarato alla Camera dei Comuni annunciando lo stop all’interscambio commerciale con gli insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi occupati.
Le reazioni politiche e le conseguenze diplomatiche
«Mi sono rivolto al primo ministro perché chiuda oggi stesso il Consolato britannico a Gerusalemme Est, che opera apertamente per conto dell’Autorità Palestinese: questa deve essere la risposta decisa di Israele all’audacia britannica». Lo ha scritto il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir in risposta alla decisione del Regno Unito di imporre sanzioni ai prodotti israeliani provenienti dagli insediamenti in Cisgiordania. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha convocato una conferenza stampa per il pomeriggio, mentre Ynet riporta una fonte diplomatica israeliana coinvolta nella vicenda secondo cui la decisione di Londra «deriva da considerazioni politiche interne di un primo ministro e di un ministro degli esteri che stanno cercando di ingraziarsi la loro base laburista: stanno causando gravi danni perché verrà percepita come un’interferenza nelle elezioni israeliane e potrebbe provocare una risposta israeliana molto dura».
