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Intascavano denaro dai pusher, arrestati cinque agenti del commissariato di Anzio-Nettuno

Negli anni gli indagati avrebbero intascato circa 20mila euro provento dello spaccio, falsificato verbali e favorito i propri confidenti

Intascavano denaro dai pusher, arrestati cinque agenti del commissariato di Anzio-Nettuno

Arresti pilotati, sequestri di droga ritardati o parziali, denaro intascato e accordi con i pusher: è il quadro emerso dall’inchiesta coordinata dalla Dda di Roma che ha portato in carcere cinque poliziotti del commissariato di Anzio-Nettuno. Gli agenti – Salvatore Simone, Mauro Matalone, Sergio Forcina, Antonio Pucci e Alessandro Fortunato – sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, peculato, falso, concorso in traffico di stupefacenti e accesso abusivo ai sistemi informatici.

L’indagine, condotta dalla Sisco con la Squadra Mobile, è scattata nel febbraio 2024 grazie alle intercettazioni di alcuni pregiudicati che raccontavano come i poliziotti avessero verbalizzato solo 25 dei 50 chili di cocaina intercettati. Negli anni gli indagati avrebbero intascato circa 20mila euro provento dello spaccio, falsificato verbali e favorito i propri confidenti eliminando i rivali. A un pusher sarebbe stato persino concesso di spacciare dai domiciliari. Tra gli episodi contestati spicca l’inseguimento del maggio 2025 nelle campagne tra Anzio e Nettuno, culminato con lo schianto e la morte del trentottenne albanese Arberi Mecaj, che trasportava 25 chili di coca. Una dinamica oscura e priva di testimoni che ha subito insospettito i magistrati.

Duro il commento di Edoardo Levantini, presidente del coordinamento antimafia locale, che ha richiamato i precedenti del processo Tritone, condannando la rete opaca e ribadendo la necessità di fare chiarezza per tutelare gli operatori onesti delle forze dell’ordine