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Inchieste sull’urbanistica a Milano: «Nessun accordo illecito» per costruire la Torre di via Stresa

Depositati i motivi dell’assoluzione. La giudice Paola Braggion smonta l’impianto accusatorio: funzionari e costruttori hanno agito in buona fede

Inchieste sull’urbanistica a Milano: «Nessun accordo illecito» per costruire la Torre di via Stresa

Non è stato in alcun modo dimostrato che vi sia stato un accordo illecito tra costruttori e funzionari pubblici per ottenere titoli abitativi illegittimi o interpretazioni di comodo delle norme. Con queste motivazioni la giudice di Milano Paola Braggion ha spiegato l’assoluzione con formula piena, «perché il fatto non costituisce reato», per tutti gli otto imputati del processo sulla costruzione del grattacielo Torre Milano di via Stresa.

Nelle 119 pagine del provvedimento appena depositato, il Tribunale ha smontato la tesi della Procura relativa ai presunti abusi edilizi e lottizzazioni abusive, chiarendo come tutti gli attori coinvolti abbiano agito nella piena e assoluta convinzione di muoversi in conformità con il Piano di Governo del Territorio, la legge regionale e l’orientamento dell’Avvocatura comunale. Il verdetto, che a giugno ha scagionato l’ex dirigente dello Sportello unico edilizia Giovanni Oggioni, i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, i tecnici e i professionisti difesi tra gli altri dagli avvocati Brambilla Pisoni, Tizzoni, Diodà, Bencini e Moramarco, evidenzia che l’incertezza interpretativa sia emersa solo dopo il 2023, ossia successivamente alla realizzazione dell’opera.

Cade così la tesi del dolo e della colpa sostenuta dalla pm Marina Petruzzella, che aveva chiesto condanne fino a due anni e quattro mesi parlando di un asservimento dell’amministrazione agli interessi speculativi. La giudice ha precisato che i privati sono stati indotti in un ragionevole affidamento dallo stesso Comune, interlocutore istituzionale qualificato, e che i dipendenti pubblici si sono sempre mossi rispettando le norme vigenti all’epoca dei fatti. Nessun favore o sconto sugli oneri di urbanizzazione è stato concesso alla proprietà, che ha versato le quote dovute al pari di una nuova costruzione.

La sentenza affronta anche gli aspetti tecnici e ambientali dell’edificio, smentendo la presunta perdita di soleggiamento per i residenti del quartiere e ricordando che l’adeguamento delle prassi comunali a indirizzi giudiziari più restrittivi è avvenuto con opportuna prudenza solo a partire dal 2024. Resta ora scontato l’appello dei pm, mentre proseguono gli altri filoni di indagine che coinvolgono i cantieri di via Fauchè, Park Towers, Bosconavigli e piazza Aspromonte. Le motivazioni hanno immediatamente riacceso il dibattito politico e sociale in città, provocando la dura reazione del comitato delle “Famiglie sospese”. Il portavoce Filippo Borsellino ha espresso forte sdegno per le conseguenze materiali subite da centinaia di acquirenti, rimasti con la vita bloccata tra mutui accesi, affitti doppi e risparmi bruciati a causa di un’ipotesi accusatoria definita indimostrata dal giudice. Il comitato ha contestato apertamente l’operato della Giunta guidata dal sindaco Giuseppe Sala, accusata di non aver difeso le proprie procedure e di aver abdicato al proprio ruolo di governo delegando la gestione dell’urbanistica alla magistratura. Un’accusa estesa anche alla gestione giudiziaria del fascicolo, dopo che la pm che ha coordinato parte delle inchieste si è ultimamente candidata a vicesindaca della città.