L’Italia ha chiesto formalmente alla Commissione europea di attivare la clausola nazionale di salvaguardia (Nec) del Patto di stabilità per avere più flessibilità di bilancio sugli investimenti nell’energia e nella difesa. La richiesta, sulla quale il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva svolto alla vigilia un’informativa in Consiglio dei ministri, vale complessivamente circa 36 miliardi: 14 miliardi per l’energia, pari allo 0,6% del Pil massimo cumulato fino al 2028, e circa 22 miliardi per la difesa (lo 0,9%).
Bruxelles ha confermato di aver ricevuto la lettera e ha avviato l’esame. Secondo quanto si apprende a Bruxelles, quella italiana è al momento una delle sole due richieste giunte alla Commissione, insieme a quella della Grecia, e la valutazione dovrebbe essere relativamente rapida, probabilmente un paio di settimane. L’esecutivo Ue potrebbe raccomandare al Consiglio l’attivazione della clausola in tempo già per l’Ecofin del 9 ottobre. Sul fronte dei conti pubblici, intanto, è atteso il giudizio di Fitch sul rating dell’Italia. Il punto di partenza è BBB+ con outlook stabile, dopo l’upgrade da BBB deciso nel settembre 2025, e l’attesa è che non ci siano variazioni.
Le misure
La richiesta italiana riguarda contemporaneamente energia e difesa, ma con modalità diverse. Per l’energia le indicazioni della Commissione prevedono che lo Stato presenti un primo elenco delle misure sulle quali chiede la flessibilità, con la relativa stima dei costi. Bruxelles dovrà poi verificarne l’ammissibilità. Ad agosto il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto aveva indicato tra le ipotesi allo studio pompe di calore, edilizia residenziale ed edifici pubblici, misure per le imprese collegate al FerX, accumuli, batterie e investimenti ferroviari.
Sul nucleare il governo intendeva invece verificare la possibilità di includere anche spese per ricerca e sperimentazione sul nucleare sostenibile e sulla fusione. La Commissione ha indicato, a titolo esemplificativo e non esaustivo, 22 tipi di misure potenzialmente ammissibili. Restano però esclusi interventi emergenziali come tagli delle accise o sussidi generalizzati contro il caro-energia.
Per la difesa, invece, la lettera italiana non dovrebbe contenere un elenco puntuale degli investimenti: le regole della Nec (già attivata per la difesa da 18 Paesi Ue) prendono infatti come riferimento l’aumento della spesa classificata nella funzione «difesa» secondo il sistema statistico europeo Cofog: in pratica, la categoria con cui nei conti pubblici vengono raccolte le spese riconducibili alla difesa, dagli equipaggiamenti alle infrastrutture e alle altre voci militari ammesse dalle regole Ue.
