Intesa Sanpaolo ha ricevuto dalla Banca Centrale Europea, nell’ambito dell’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria per Monte dei Paschi di Siena, l’autorizzazione preventiva all’acquisizione della partecipazione diretta di controllo in Mps e all’acquisizione delle partecipazioni indirette di controllo in Wise Dialog Bank, Mediobanca, Mediobanca Premier e Compass Banca, nonché all’acquisizione di una partecipazione indiretta qualificata in Banca Progetto.
L’annuncio è arrivato al termine di una giornata in cui l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, è tornato a parlare dell’operazione: con l’Opas sul Monte, ha spiegato il ceo, «riusciamo a stabilizzare il risparmio nel nostro Paese e a mettere in sicurezza l’indipendenza di Generali, che non sarà più scalabile una volta che noi avremo più del 13%». Intesa, assicura,condividerà «questo elemento di stabilità con Unicredit, con Delfin, con Caltagirone, con Benetton» senza «interferire sulla gestione». Per Messina non si tratta di un’operazione «di potere» ma che «crea valore» per gli azionisti, le comunità locali e per l’intero Paese perché mette in sicurezza una banca «con una governance fragile» che ha in portafoglio asset «di sicurezza nazionale» come Mediobanca e Generali. «Lo facciamo per l’Italia» ma «anche per Intesa» perché «è chiaro che se qualcuno acquisisse Generali in Italia potrebbe diventare un leader nel wealth management».
L’altro protagonista
Banco Bpm, intanto, non parteciperà all’assemblea di Mps di domani, chiamata ad esprimersi sul piano difensivo dell’amministratore delegato, Luigi Lovaglio. Il Banco, socio con il 3,7%, ha fatto riferimento al conflitto di interesse in cui si trova, essendo sia azionista che destinatario di una delle offerte del Monte. La decisione non avrà effetti sull’esito dell’assemblea. La bocciatura delle Ops su Banca Generali e Bpm, per la cui approvazione servirebbero i due terzi del capitale, è garantita da un blocco a cui fa riferimento oltre il 35%. Difficile per Lovaglio anche portare a casa la fusione con Mediobanca: Caltagirone e Norges sono per il no, mentre Delfin potrebbe accogliere l’invito di Intesa a non votarla.
