La crisi di Ceuta riapre definitivamente il vaso di Pandora sul dossier immigrazione in Europa, innescando una reazione a catena dai risvolti complessi per il governo italiano. Dopo le tensioni sul ripristino dei controlli di frontiera tra Italia e Spagna, ora è la Germania a farsi avanti chiedendo l’immediata attuazione del nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo entrato in vigore il 12 giugno 2026. Berlino esige la piena operatività dei trasferimenti dei cosiddetti “dublinanti”, ossia i migranti che, dopo aver fatto ingresso in territorio italiano o greco, si sono spostati verso altri Paesi membri dell’Unione Europea.
Il pressing di Berlino e il nodo elettorale in Sassonia-Anhalt
«Il funzionamento del sistema di Dublino è una condizione imprescindibile per il successo del Sistema europeo comune di asilo», ha dichiarato un portavoce del ministero dell’Interno tedesco, confermando le indiscrezioni di stampa e precisando che Berlino si aspetta la ripresa effettiva dei trasferimenti verso l’Italia e la Grecia. L’iniziativa di Germania si muove su un binario strettamente politico: a Bruxelles si guardano con apprensione le mosse del cancelliere Friedrich Merz in vista dell’appuntamento elettorale del 6 settembre in Sassonia-Anhalt, dove l’estrema destra di AfD viene data in netto vantaggio. L’esito del voto potrebbe fare da apripista a un autunno caldissimo che Palazzo Berlaymont teme possa venire condizionato dalle campagne elettorali nei principali Paesi membri, tra cui Italia, Spagna, Francia e Polonia, tutti chiamati al voto nel 2027.
A pesare sulla posizione di Berlino vi è anche una premessa normativa: in un documento di valutazione dello scorso 15 luglio, la Commissione Ue evidenziava come, tra il 12 giugno e il 7 luglio, siano stati richiesti 12 trasferimenti verso l’Italia, tutti respinti dalle autorità nazionali. L’esecutivo europeo ricordava nella nota che uno Stato di primo approdo non può rifiutare la presa in carico ma deve eventualmente proporre date alternative, salvo scegliere di farsi carico delle domande d’asilo di un altro Paese per alleggerirne le criticità.
La controffensiva del Viminale e lo scontro politico interno
La replica del Viminale non si è fatta attendere: fonti del ministero dell’Interno sottolineano come l’Italia consideri azzerati tutti i presunti “dublinanti” giunti in Europa prima del 12 giugno 2026, in virtù di uno specifico accordo siglato con diversi partner europei. Dal ministero aggiungono inoltre che è ancora prematuro accertare se persone sbarcate dopo quella data si trovino già in altri Paesi. Qualora ne venissero rintracciate, l’Italia eccepirà la necessità di applicare una rigida “compensazione” per tenere conto dei migranti giunti sulle nostre coste a bordo di navi delle Ong che battono bandiera di Paesi europei, in maggioranza proprio tedesche.
La querelle diplomatica infiamma lo scontro politico interno. «Meloni rompe la solidarietà europea per inseguire la propaganda di Vannacci. Conseguenza: anche gli spagnoli chiudono Schengen e i tedeschi ci rimandano indietro migranti che avevano già lasciato l’Italia. Perché farci male da soli?», ha attaccato il leader di Italia Viva Matteo Renzi. A fargli eco la dura presa di posizione di Riccardo Magi di +Europa: «La decisione di Meloni disgrega l’Ue e fa male all’Italia».
L’intesa tra Meloni e Frederiksen per la difesa dei confini
Mentre l’Unione Europea cerca di mediare per evitare che l’assenza di coesione estiva comprometta i lavori autunnali voluti da Ursula von der Leyen, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni stringe l’asse con la premier danese Mette Frederiksen. In un video congiunto diffuso sui canali social per mandare un «messaggio all’Europa», le due leader – pur appartenendo a famiglie politiche differenti – hanno ribadito la necessità di opporsi a «un’immigrazione incontrollata» che produce impatti negativi sulla società, confermando la volontà comune di difendere la sicurezza dei cittadini e i valori del continente.
