L’eliminazione di Ali Khamenei non ha concluso l’operazione militare congiunta Israele-Stati Uniti contro l’Iran, scattata all’alba di sabato. Nuove ondate di raid hanno continuato ad abbattersi sul Paese, colpendo le infrastrutture missilistiche ed altre figure chiave dell’establishment.
I Pasdaran, nonostante gli avvertimenti della Casa Bianca, hanno lanciato quella che hanno definito una risposta «su vasta scala» sulle basi Usa nel Golfo e sulle città israeliane. È una guerra dal cielo e dal mare, con missili che hanno preso di mira la portaerei Lincoln, mentre gli americani hanno rivendicato di aver affondato nove navi da guerra iraniane ed il quartier generale della loro Marina.
Prime perdite
Nel bilancio delle vittime si contano anche le prime perdite Usa: tre militari morti e 20 feriti nella base «Camp Patriot» in Kuwait. Nel secondo giorno di ostilità l’Idf ha reso noto che l’aviazione ha attaccato «nel cuore di Teheran», dopo aver «spianato la strada» verso la capitale nelle precedenti 24 ore «con migliaia di munizioni lanciate contro lanciamissili, sistemi di difesa aerea e centri di comando del regime».
Tra i nuovi obiettivi è stata centrata la «divisione operativa dell’intelligence e la base di Thar-Allah, il quartier generale della sicurezza interna che ha guidato la recente repressione», è stato riferito.
Media di Teheran hanno invece riportato strike sulla tv di Stato e su un ospedale nel nord della capitale, il Gandhi, pubblicando un video, presumibilmente girato all’interno della struttura, che mostra detriti sul pavimento. E, ancora, un commissariato di polizia distrutto, con vittime e dispersi sotto le macerie. I bombardamenti sull’Iran sono proseguiti in diverse ondate, per consolidare il doppio obiettivo dell’operazione: da una parte «eliminare la minaccia missilistica», e dall’altra, «creare le condizioni operative per la caduta del regime», ha aggiunto un portavoce delle forze armate, che nel frattempo hanno richiamato centomila riservisti.
La campagna
È una «campagna in cui stiamo dispiegando l’intera forza, come mai prima d’ora, per garantire la nostra esistenza», ha sottolineato Benyamin Netanyahu, annunciando che gli attacchi «si intensificheranno nei prossimi giorni». In questa direzione anche la decisione di prorogare la chiusura dell’aeroporto Ben Gurion almeno fino a venerdì prossimo. «Le cose stanno andando nella giusta direzione», anzi i piani americani sono «avanti rispetto ai programmi», ha intanto fatto sapere Donald Trump.










