Marianna Madia lascia il Partito Democratico dopo mesi di indiscrezioni e segnali che, a quanto riferiscono fonti parlamentari, avevano già preparato il terreno anche nelle chat interne dei dem. La deputata ha comunicato questa mattina alla capogruppo alla Camera, Chiara Braga, la decisione di uscire dal gruppo parlamentare e dal partito. La sua destinazione è Italia Viva, dove approderà però come indipendente: almeno per ora non si iscriverà formalmente al partito guidato da Matteo Renzi, anche se molti scommettono che la scelta possa maturare in vista delle prossime elezioni politiche.
Madia è la seconda esponente dell’area riformista a lasciare il Pd guidato da Elly Schlein, dopo l’addio dell’eurodeputata Elisabetta Gualmini, passata con Carlo Calenda. Alla base della rottura ci sarebbero le distanze dalla linea della segreteria, in particolare sui temi di politica internazionale e sul sostegno all’Ucraina. Nel messaggio inviato ai riformisti Pd, Madia ha salutato spiegando di voler provare «da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra», aggiungendo: «Sempre uniti per lo stesso obiettivo: liberare l’Italia da questo pessimo governo».
Tra i dem la mossa viene definita «attesa», ma in Transatlantico ci si interroga sul perché l’annuncio sia arrivato proprio oggi. Secondo diverse ricostruzioni, a pesare potrebbe essere stato lo scossone politico legato al referendum e il dinamismo che ne è seguito, interpretato come possibile accelerazione verso le urne. Sullo sfondo anche la questione delle liste: Madia è in Parlamento dal 2008, scelta da Walter Veltroni come capolista nel Lazio, e cresce l’idea che Schlein difficilmente ricandiderà chi ha già alle spalle più legislature.










