Arriva un’accelerazione verso un percorso di adesione dell’Ucraina all’Ue. La proposta di aprire il primo gruppo di capitoli negoziali (anche per la Moldavia) dovrebbe essere presentata dalla Commissione al Consiglio Affari generali del 16 giugno, e poi si potrà esprimere il summit dei leader in programma il 18 e 19.
Lo sprint
La svolta arriva a ridosso dell’uscita di scena di Viktor Orban e dell’ascesa al governo ungherese di Peter Magyar, che nei prossimi giorni potrebbe incontrare Volodymyr Zelensky. E in Italia produce la dura reazione della Lega, «assolutamente contraria ad ogni ipotesi di adesione» di Kiev nell’Ue, come afferma in una nota che mette di nuovo in risalto qualche disallineamento tra alleati di governo sul tema. La posizione della Lega non è una novità, ma i toni sono decisamente più duri del solito. «Oltre a non avere i requisiti necessari, che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro – sostiene il partito di Matteo Salvini -, Kiev nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni».
Alla presa di posizione leghista non viene attribuito troppo peso ai piani alti del governo, al di là della normale dialettica politica. Giorgia Meloni fa filtrare che la politica del governo sull’Ucraina non cambia. Dopo l’ultimo incontro con Zelensky, il 15 aprile, la premier spiegava di auspicare l’adesione dell’Ucraina «al pari» di quella «delle altre nazioni europee che da tempo hanno avviato questo cammino». E un mese prima sottolineava che «il negoziato di pace e il processo di adesione dell’Ucraina all’Unione stanno cominciando a essere due facce della stessa medaglia», rimarcando che «eventuali accelerazioni» devono «coinvolgere tutti i candidati, a partire da quelli dei Balcani Occidentali».
La lettera ai leader
«Per noi la priorità sono i Balcani – chiarisce anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani -, fermo restando che Ucraina e Moldavia devono avviare un percorso, devono anche combattere la corruzione, rispettare le regole per far parte dell’Ue». La novità di queste settimane è la lettera ai leader europei, con cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha proposto di associare l’Ucraina all’Ue, prima della sua piena adesione che richiederà tempo. Un percorso più soft, su cui già è arrivato il «no» polacco. Roma sta ancora valutando, da una parte c’è la convinzione che vada dato un segnale, dall’altra la preoccupazione di mantenere equilibrio nei confronti del processo avviato dai Balcani occidentali. La posizione italiana potrebbe essere delineata nelle comunicazioni che la premier terrà in Parlamento l’11 giugno prima del Consiglio Ue. Se si deciderà di approfondire la procedura proposta da Merz, l’Italia ci sarà, si ragiona in ambienti di governo.
Non passa inosservato il silenzio del Movimento Cinque Stelle, mentre dal Partito Democratico esortano Meloni: «Sconfessi immediatamente i suoi alleati della Lega che continuano a perseguire una agenda filorussa. L’Ucraina non solo può e deve, ma sarà nell’Ue». Nelle ultime ore si è fatta sentire anche l’ambasciata russa, criticando le autorità italiane per non avere condannato un bombardamento ucraino della scorsa settimana su un dormitorio studentesco nella regione ucraina di Lugansk, ed esprimendo «sincera gratitudine agli esponenti della vita pubblica, ai rappresentanti della società civile, agli ambienti dell’intellighenzia creativa»
