Le liste d’attesa nella sanità pubblica continuano a spingere milioni di italiani verso il privato. Le prestazioni più critiche sono gastroenterologia, chirurgia vascolare, colonscopia, rx addome ed elettromiografia: anche con priorità urgente, che imporrebbe un appuntamento entro 72 ore, i tempi vengono rispettati solo nel 35% dei casi per rx addome ed elettromiografia e nel 37% per la colonscopia.
I dati arrivano dalla nuova piattaforma nazionale di Agenas sulle liste d’attesa, voluta dal ministro della Salute Orazio Schillaci per monitorare le performance delle Regioni. Nei primi quattro mesi del 2026 circa 1,5 milioni di visite, pari al 21% del totale, non sono state garantite entro i tempi previsti. Per gli esami diagnostici le prestazioni fuori tempo sono state circa 900 mila. Guardando al periodo tra gennaio 2025 e aprile 2026, il totale sale a 7 milioni di visite e 5 milioni di esami oltre i limiti fissati.
«Ridurre le attese significa garantire il diritto alla salute e restituire fiducia ai cittadini», ha dichiarato Schillaci, sottolineando come le liste d’attesa siano tornate «al centro dell’azione politica».
Tra le Regioni più virtuose per le visite spiccano Marche, Veneto e Lazio, mentre i risultati peggiori sono registrati da Trento, Puglia e Sardegna. Per gli esami diagnostici il Veneto guida la classifica davanti a Campania e Toscana, mentre in fondo ci sono Umbria, Puglia e Abruzzo.
Ma i dati sono influenzati anche dal numero elevato di prescrizioni classificate come “programmate”, quindi da eseguire entro 120 giorni. In Basilicata questa categoria riguarda addirittura l’85% delle prime visite, contro l’8% di Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte.
A preoccupare è anche il “catchment index”, cioè le ricette effettivamente utilizzate dai cittadini. La media nazionale è appena del 50%, segnale che molti rinunciano al pubblico e scelgono il privato davanti a tempi considerati troppo lunghi.
