Donald Trump torna ad alzare i toni contro Cuba e, con dichiarazioni dal sapore provocatorio, evoca di nuovo persino l’ipotesi di un’occupazione dell’isola. Parlando al Forum Club di Palm Beaches, in Florida, il presidente degli Stati Uniti ha sostenuto che Washington potrebbe «prendere il controllo di Cuba quasi immediatamente», ironizzando sull’uso della forza militare.
«Sulla via del ritorno dall’Iran, faremo arrivare una delle nostre grandi navi, forse la portaerei USS Abraham Lincoln, la più grande del mondo, la faremo fermare a circa 100 metri dalla costa e loro diranno: “Grazie mille. Ci arrendiamo”», ha detto Trump con tono sarcastico.
Le parole arrivano in un momento già delicato nei rapporti tra i due Paesi, nonostante il presidente cubano Miguel Díaz-Canel abbia confermato a marzo l’avvio di negoziati con Washington per riaprire un canale sulle relazioni bilaterali. Díaz-Canel ha però denunciato su X gli effetti del blocco economico statunitense, parlando di «danni enormi» causati da un atteggiamento «intimidatorio e arrogante della più grande potenza militare del mondo».
Intanto il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha condannato la nuova ondata di sanzioni Usa, definendole «illegali e abusive» e accusando gli Stati Uniti di imporre «una punizione collettiva contro il popolo cubano», in violazione della Carta delle Nazioni Unite.
Le misure, previste da un ordine esecutivo firmato venerdì da Trump, colpiscono funzionari dei settori energetico, difesa, finanza e sicurezza, oltre a soggetti accusati di corruzione e violazioni dei diritti umani. All’Avana, durante le manifestazioni del Primo Maggio, decine di persone hanno protestato davanti all’ambasciata americana contro il blocco petrolifero, denunciando blackout e carenze di carburante.










