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La riforma elettorale, l’ipotesi di ballottaggio è sempre più lontana: i dubbi degli alleati

Le chance di introduzione del doppio turno sembrano in caduta. Il Carroccio rema in direzione opposta, frena anche Forza Italia

La riforma elettorale, l’ipotesi di ballottaggio è sempre più lontana: i dubbi degli alleati

Ballottaggio in difficoltà. C’è ancora qualche giorno di tempo per la decisione definitiva, ma le chance che il centrodestra ritocchi la legge elettorale introducendo il doppio turno sembrano, ad oggi, davvero risicate. A pesare sono i tanti dubbi tecnici ma soprattutto la freddezza di Lega e Forza Italia. Così, in vista della battaglia parlamentare, che le opposizioni preannunciano dura, l’idea sembra tornare nel cassetto anche dopo che Forza Italia – tentata in un primo tempo di presentare una propria proposta di modifica – non deposita nessun emendamento a suo nome sul punto.

Per chi è vicino al dossier nella maggioranza è un chiaro segnale di stop nonostante qualche possibilità resti legata all’emendamento annunciato e depositato dal senatore di FdI Marcello Pera (doppio turno se nessuno supera il 48% in entrambe le Camere ma con due forze sopra il 38%) ma solo per l’Aula in modo anche da rinviare il nodo.

Le riflessioni

C’è dunque, ancora un po’ di tempo per approfondire il tema che, en passant, sarebbe stato toccato anche nel vertice tenutosi lunedì a casa della premier Giorgia Meloni con gli alleati per fare un punto sulla situazione, sull’azione del governo alla ripresa e sulla prossima festa di Bari. Il ballottaggio, del resto, si osserva nella maggioranza, è una misura che la premier vedrebbe con favore anche in chiave di contributo alla stabilità e di contenimento dell’effetto di partiti al di fuori delle coalizioni come, in questo momento, quelli di Vannacci o Calenda. Si riflette ancora un po’, dunque ma pesa la contrarietà degli alleati. Lega in primis che rivendica la necessità di «una legge elettorale chiara dove chi viene scelto può governare subito, senza accordi sottobanco». FI in un primo momento era più aperta al ballottaggio, poi la frenata: «Ragioniamo laicamente su quale sia il migliore sistema per garantire governabilità, omogeneità delle coalizioni e stabilità».

La battaglia

Il centrodestra procede unito, invece, sull’introduzione delle preferenze («andiamo avanti su questa nostra battaglia storica», dice Maurizio Lupi) e presenta un emendamento unitario che ricalca quello bocciato alla Camera compresa l’eliminazione, non senza polemiche, dell’alternanza 60 a 40 del genere nei capilista. Destinata a cambiare è poi la norma ribattezzata «anti-cespugli» introdotta alla Camera e che prevede che i voti dei partiti sotto il 3% (salvo il miglior perdente) non vengano computati ai fini del calcolo per il premio di maggioranza.

Una norma in odore di incostituzionalità sulla quale arriva un emendamento siglato FdI-Lega-Nm ma non da FI (che lo aveva presentato a proprio nome alla Camera) e Udc. Il centrosinistra, intanto, prepara la propria battaglia parlamentare con oltre 650 emendamenti, dei quasi 700 complessivi, di cui 8 comuni che prevedono, preferenze per tutti i parlamentari, senza capilista bloccati, stop all’indicazione del premier e l’alternanza 50 a 50 sui capilista.