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La necessità del 25 aprile, lo storico Leuzzi: «La Liberazione resta attuale, la destra deve omaggiarla» – L’INTERVISTA

«La Liberazione non è stata solo la lotta al Nazifascismo, ma anche tutto ciò che ha portato alla ricostruzione del nostro Paese. Se non ci fosse stata, non ci sarebbe stato nemmeno l’avvicendarsi delle forze politiche. Quindi la destra dica grazie alla Liberazione se oggi è al governo». Non lascia margini di dubbi Vito Antonio…
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«La Liberazione non è stata solo la lotta al Nazifascismo, ma anche tutto ciò che ha portato alla ricostruzione del nostro Paese. Se non ci fosse stata, non ci sarebbe stato nemmeno l’avvicendarsi delle forze politiche. Quindi la destra dica grazie alla Liberazione se oggi è al governo».

Non lascia margini di dubbi Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, sulla necessità di celebrare il 25 aprile e «tutti i suoi risultati, che continuano ad essere attuali».

Professore, perché occorre celebrare ancora oggi la Liberazione?

«La Liberazione non è solo legata alla lotta al Nazifascismo. È stata una fase delicatissima che ha portato alla ricostruzione del Paese, con radicali cambiamenti, come il suffragio universale esteso alle donne. Cambiamenti che fanno sentire la propria eco anche oggi».

Per esempio?

«Tutto il dibattito che portò alla stesura degli articoli 10 e 11 della Costituzione, che disciplinano il posizionamento internazionale dell’Italia e il ripudio della guerra. Venivano elaborati e scritti dopo due guerre disastrose. Ma il rifiuto della guerra come offensiva e il rispetto di tutti i popoli sono principi che hanno avuto e continuano ad avere un ruolo fondamentale per il nostro Paese, specie in questo periodo storico in cui la guerra è tornata d’attualità. Per questo il 25 aprile diventa la rappresentazione simbolica di una liberazione che riguarda tutti, in tutti i periodi storici».

Si ha la diffusa sensazione che quando si parla di Liberazione si parli di un fenomeno che riguardi prevalentemente le regioni del Nord. È così?

«È solo una percezione. In Puglia, la Liberazione ebbe inizio un anno e mezzo prima rispetto al Nord. Pensiamo a Radio Bari, che rappresentò un punto di riferimento per chi era impegnato nella lotta in Italia e per chi combatteva nei Balcani. Purtroppo, non ci sono stati studi a sufficienza sul tema. Si potrebbero mettere in luce la corrispondenza dei meridionali, l’apporto dei militari che dopo l’8 settembre si rifiutarono di schierarsi col Nazifascismo, la storia delle migliaia di loro che sono finiti nei campi di concentramento dei nazisti. A Bari, ne abbiamo un esempio: il Campo 75, poi trasformato dagli americani in campo profughi, il Camp Transit 1. Siamo stati la grande retrovia della Liberazione».

Eppure, c’è chi stenta a riconoscersi in questa festività.

«Occorre ricordare loro i risultati che la Liberazione ha ottenuto. Se non ci fosse stata, non avremmo avuto il suffragio universale, le libertà fondamentali o l’avvicendarsi della politica. La destra deve ringraziare il 25 aprile, altrimenti non potrebbe essere al governo».

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