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Teheran mostra i muscoli: missili in volo e la carta “Hormuz” per le future trattative

Teheran mostra i muscoli: missili in volo e la carta “Hormuz” per le future trattative
foto di AdnKronos

L’Iran conserva una capacità militare tutt’altro che trascurabile. È questa la principale indicazione emersa dall’ultima notte di attacchi incrociati con Israele, durante la quale la Repubblica islamica ha dimostrato di poter ancora colpire a lunga distanza e mantenere una pressione costante sull’intero Medio Oriente. Secondo le informazioni disponibili, i pasdaran hanno lanciato 24 missili balistici, impiegando vettori di ultima generazione alimentati da propellente solido. Si tratta di sistemi trasportabili su camion e facilmente occultabili, caratteristica che ne rende più complessa l’individuazione preventiva. I lanci sarebbero avvenuti in due ondate, segnale di una catena di comando ancora efficiente e capace di coordinare reparti distribuiti sul territorio.

Quattro missili sarebbero caduti prima di raggiungere i bersagli, mentre Israele sostiene di aver intercettato tutti gli altri grazie a un sistema difensivo rafforzato dal sostegno degli Stati Uniti. Da mesi, infatti, le batterie Thaad dell’esercito americano e i missili Standard della Marina Usa rappresentano una componente fondamentale dello scudo che protegge lo Stato ebraico, compensando il numero limitato degli intercettori Arrow 3. Sul piano operativo, la superiorità israeliana resta evidente. L’aviazione di Tel Aviv continua a colpire in profondità il territorio iraniano senza incontrare una resistenza efficace da parte delle difese antiaeree, infliggendo danni ben superiori a quelli provocati dagli attacchi missilistici iraniani.

Ma il confronto non si gioca soltanto sul terreno militare. Teheran continua infatti a presentarsi al tavolo negoziale senza arretrare sulle proprie posizioni, convinta che la vera leva strategica resti il controllo dello Stretto di Hormuz. Attraverso questo passaggio transita una quota cruciale del commercio energetico mondiale e la sua eventuale chiusura rappresenta una minaccia capace di influenzare non solo i Paesi del Golfo, ma anche le scelte della Casa Bianca. Più dei missili, è proprio il peso geopolitico di Hormuz a restare l’arma più efficace nelle mani degli ayatollah.