Manipolazione del mercato, presunte frodi finanziarie da oltre 30 milioni di euro e uso illecito di finanziamenti garantiti dallo Stato: sono i reati contestati nell’inchiesta sul gruppo Ops che vede coinvolto Luca Carleo, 45 anni, ex direttore generale del gruppo ed ex dirigente per la Lombardia di Futuro nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci (ruolo da cui Carleo si era dimesso a luglio).
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dalla gip Giulia D’Antoni ed eseguita dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza su indagine del pm Nicola Rossato della Procura di Milano (guidata da Marcello Viola), colpisce oltre a Carleo anche l’ex amministratore delegato Ciro Di Meglio, 49 anni. Disposte inoltre otto misure interdittive.
Secondo la Procura, Di Meglio e Carleo avrebbero attuato «strategie delinquenziali» per un profitto personale ai danni di investitori e mercato, sfruttando lo stato di crisi delle società anziché risanarle.
Tra le contestazioni: aumenti di capitale fittizi, ostacolo alle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali e malversazione di fondi pubblici.
In un’intercettazione, Carleo rivendicava di aver aggirato i controlli Consob simulando operazioni inesistenti e falsificando verbali: «Mi son fatto venire un colpo di genio (…) ho dovuto trovare la pezza per metterla in ordine».
L’inchiesta conta 35 indagati e riguarda anche l’uso distorto di Prestiti obbligazionari convertibili (Poc) non standard per diluire il valore dei titoli e drenare liquidità.
Dopo essersi avvalsi della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio preventivo dell’11 settembre depositando memorie scritte, i due indagati, tramite il legale Federico Cecconi, hanno annunciato immediato ricorso al Tribunale del Riesame contro l’arresto.
